Avreste postato le foto di vostro figlio picchiato dai bulli?

Il gesto estremo di due genitori napoletani, A volte è l'ultima arma per difendere i ragazzi.

avreste postato le foto di vostro figlio picchiato dai bulli

Il silenzio complice e compiacente dei familiari dei bulli. L'assenza di controlli e prevenzione in molte scuole. La trappola degli insulti sul web. E un tasso di violenza che cresce di continuo.

di Luciano Trapanese

Ma voi lo avreste fatto? Avreste diffuso le foto choc di vostro figlio pestato a sangue all'uscita da scuola da un gruppo di bulli?

Lo hanno fatto i genitori di Fabio, il ragazzino picchiato da tre compagni di classe a Napoli.

Un gesto estremo, sicuramente. Più forte di una denuncia o un appello.

Due anni fa il genitore di un ragazzino perseguitato a scuola e sul web da un gruppetto di studenti, era andato a casa del papà di uno dei bulli. Ci ha raccontato così quell'incontro: «Gli ho detto: tuo figlio sta tormentando il mio ragazzo. Lo insulta, lo umilia, lo picchia e lo minaccia. Non puoi far finta di niente. Digli che la deve smettere. La vuoi sapere la risposta? - ha aggiunto -. Mi ha messo una mano sulla spalla, come un bulletto prodigo di consigli. E ha detto: il problema non è il mio ragazzo, ma il tuo. Deve imparare a difendersi. Fuori il mondo è duro».

Come dire, di padre in figlio.

La scorsa settimana abbiano intervistato il papà di una ragazzina che frequenta la prima media in un istituto avellinese. Vittima – manco a dirlo – di insulti e minacce dal vivo e sul web. Si è rivolto ai genitori dei bulli. Tutto inutile. Poi alla preside della scuola. Tutti inutile. Ha quindi deciso di raccontare la storia su Ottopagine. Risultato: finalmente si stanno prendendo provvedimenti.

Due esempi per dire che forse i genitori di Fabio hanno fatto bene. Hanno trovato almeno ascolto. Hanno trasformato quell'ennesimo pestaggio in un evento mediatico che suscita e alimenta un dibattito. E che – per una volta – mette alla gogna chi si diverte a irridere e insultare gli altri. Impunemente. E magari con il silenzio della scuola e la complice approvazione di qualche papà fiero del bulletto che ha in casa.

Ora su Facebook è tutto un fiorire di commenti contro il bullismo. Prese di posizione anche istituzionali. Non deve restare un fuoco di paglia. Ma il rischio c'è. Non s'è smosso nulla neppure dopo i suicidi di tanti (ragazzi e ragazze), diventati oggetto di scherno a scuola e sui social.

E se è vero che il bullismo c'è sempre stato, è altrettanto vero che sono cambiate molte dinamiche. E la violenza – rispetto al passato – è aumentata, e tanto.

Basti ricordare i recentissimi fatti di Vigevano: un branco ha – tra l'altro – denudato, appeso per i piedi e violentato un coetaneo. Scene che sono state filmate e inviate in rete (evidentemente per il pubblico divertimento).

Branchi violentano e ricattano ragazzine (esempi drammatici proprio in Campania).

E – questa è una cosa comune -, la violenza, gli insulti, la persecuzione, viene oggi amplificata e diventa continua proprio grazie al web. Non c'è tregua per le vittime. E l'umiliazione non è circoscritta, ma resa nota a tutti.

E quindi, voi cosa avreste fatto nei panni dei genitori di Fabio?

Forse la stessa cosa. Ci auguriamo solo lo abbiano deciso di comune accordo con il ragazzo. Ma su questo, sembra non ci siano dubbi.