Piantedosi: anche lo Stato sbaglia, ma non usatelo come alibi

Avellino. Vice-comandante della Polizia incontra gli studenti: parla di terrorismo e camorra

Non si sottrae alle domande della stampa. Dalla camorra all'illegalità presente nella quotidianità di tutti i giorni.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

«Per i giovani è normale avere un'aspirazione alla trasgressione, ma quest'istinto non deve sfociare nell'illegalità. Dare esempi positivi significa insegnare ai ragazzi non cercare alibi. Abituarli a non guardare alle istituzioni con disprezzo e pregiudizi. Urlando sempre, “A ladro! A ladro!”». Il vice-capo della polizia nazionale, Matteo Piantedosi. Invitato dalla preside della Luigi Amabile di Avellino, Antonella Pappalardo e dalla professoressa Serafina Trofa, per discutere di legalità. 

(Clicca sulla foto di copertina e guarda il servizio di Ottochannel. A cura di Angelo Giuliani. Riprese e Monteggio: Matteo Piscopo)

Non si sottrae alle domande della stampa. Dalla camorra all'illegalità presente nella quotidianità di tutti i giorni. 

Sul clima di omertà che spesso circonda le azioni della criminalità organizzata. Si parla dell'assassinio del giovanissimo Genny Cesarano a Rione Sanità. Quando il procuratore Colangelo ha evidenziato la scarsa collaborazione degli amici di Cesarano.

Piantedosi dice in proposito: «L'omertà esiste e va combattuta. In primo luogo con la cultura della legalità. Vanno evidenziati gli esempi positivi di ogni contesto. Esempi come il salumiere della "Duchesca" a Napoli. Un uomo che ha denunciato l'estorsione del quale era vittima».

Proprio quell'uomo ha poi affermato di essere stato abbandonato dalle istituzioni.

Piantedosi afferma: «Verrà dato a quel salumiere tutto il sostegno e la protezione dei quali necessita. Poi va fatto un discorso più generale. Non si può immaginare un ruolo invadente e immanente dello stato. E poi denunciarne la “troppa presenza” in momenti di tranquillità. Devono essere i contesti sociali a potersi organizzare. E lo Stato deve farsi trovare pronto. Ma non può diventare l'alibi di tutto quello che non funziona».

Sull'immigrazione: «E' troppo semplicistica l'equazione “immigrazione = terrorismo”. Non si può cavalcare l'onda emotiva della gente. Disoccupazione diffusa e immigrazione non sono correlate. Il vero fattore sul quale riflettere, è l'importanza del percorso di reinserimento. Azioni che devono guidare quelli che spesso sono emarginati. Bisogna vigilare affinché non si speculi sulla loro pelle. Accoglienza significa integrazione. Una persona è tale se ha una dignità lavorativa».

«Bisogna - continua- ripensare alla distribuzione dei migranti.  Perdere la ricomposizione sociale del contesto, può rinforzare una classe sociale emarginata.  Quella appunto dei migranti. Una classe sociale facile da sfruttare. Dove si possono annidare anche i germi del terrorismo. Un terrorismo diverso rispetto al passato. Un terrorismo più liquido e difficile da controllare».

Sull'allarme “pioggia di fondi” lanciato dal responsabile della Dda (Direzione distrettuale antimafia) Francesco Soviero. Il quale metteva in guardia dalla corsa agli appalti della malavita. 

Dice Piantedosi in proposito: «I soldi fanno gola a tutti, ma il quadro di prevenzione può arginare il fenomeno. La spia dell'attenzione deve essere accesa. Non si deva però fare inutile allarmismo. Abbiamo gli anti-corpi adatti per debellare fenomeni come la corruzione».

Inevitabile tracciare un percorso ideale che raccoglie tutte le figure di spicco irpine in materia di legalità. Primo fra tutti, l'ex capo della polizia Antonio Manganelli. Irpini come lo stesso Piantedosi.

Il quale afferma: «Io credo che questa provincia sia un territorio che ha una vocazione alla legalità. Ed è questa predisposizione che bisogna coltivare nei giovani».

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