di Andrea Fantucchio
Lo spettacolo nel piano posteriore dello spiazzale dell'ex cinema Eliseo è la sintesi dello stato della struttura. Dei suoi controsensi, della sua salute. A due passi dalla zona garage. Preservativi, coperte appallottolate, un cuscino, graffiti osceni, cartoni di birra, bottiglie di vino semivuote, e lì, in alto, una telecamera. Puntata proprio in direzione dello scempio. (Clicca sulla foto di copertina. Guarda il servizio video di Ottopagine. A fine articolo tutte le foto)
Non sappiamo se sia in funzione. Se qualche vandalo incivile sia mai stato beccato da quell'occhio meccanico. Eppure, a giudicare dai ragazzini che filano via al nostro passaggio, il deterrente non è sufficiente.
Il cancro dell'Eliseo è tutto sintetizzato da queste immagini. Mentre si cercano le cure, il paziente muore. O, meglio, prolunga un'agonia iniziata anni fa.
Qui solo la struttura chiusa ha evitato un altro dormitorio all'addiaccio in pieno “stile Mercatone”. I presupposti del buco nero ci sono tutti. E a giudicare da quei cappotti e da quelle coperte, non è escluso che qualcuno abbia sostato per poi andare via.
Non che lo spiazzale dell'Eliseo se la passi meglio. I bagni sono stati chiusi, per evitare incursioni di ragazzini, ma il degrado resta. L'ingresso della porta scassato, il corollario di graffiti, il fetore di urina e rancido che fuoriesce ugualmente dai locali, pacchetti di sigarette, gli immancabili Durex. Una costante nei nostri tour nelle scatole vuote di Avellino. Nessuna fiammella di speranza, ma il fuoco della passione quello non manca mai.
Intanto c'è stato un altro cambio d'assessori. Via Teresa Mele dirottata alle Politiche Sociali, spazio al professore Bruno Gambardella. Nuovo volto, stessi problemi. Nei giorni scorsi si era anche parlato di un nuovo contenzioso con la Regione.
Ora l'allarme sembra rientrato. Mentre l'edificio è ancora lì. Con tutte le sue ombre. Ha vissuto solo qualche mese con il festival cinematografico Laceno D'Oro dello scorso anno. Poi è tornato a dormire. Terra di nessuno. O, meglio, dei giovani della città che lo utilizzano come meglio credono.
Il risultato è quello che commentiamo. L'inciviltà regna sovrana. E continuerà a farlo per chissà quanto ancora. L'Eliseo svetta su un'altra strada al suo canto del cigno. Corso Europa, un tempo pullulante di vita, e oggi deserto. Poca luce di sera. Una bocciatura senza appello per un'area di città un tempo nevralgica e adesso abbandonata.
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