Pagateci o calerà il sipario! Teatro, ultimatum dei lavoratori

Maestranze del Carlo Gesualdo al corso per la raccolta firme. Guarda lo speciale: ultima chiamata

(Clicca sulla foto di copertina che ritrae i lavoratori e guarda lo speciale) Maestranze di diverso tipo (fra le altre pulizie, direzione tecnica, maschere) che non vedono un euro da mesi.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale. A fine articolo tutte le foto) Pagateci o calerà il sipario. La sintesi delle parole dei lavoratori del teatro Carlo Gesualdo di Avellino. Questa mattina al corso per continuare la raccolta di firme iniziata una settimana fa (GUARDA anche: "Chi pensa ai nostri figli?"). Stanno mobilitando la città perché non ricevono stipendi da quattordici mesi.

Maestranze di diverso tipo (fra le altre pulizie, direzione tecnica, maschere) che non vedono un euro da mesi.

E che inutilmente hanno provato a trovare una soluzione. In primo luogo coinvolgendo l'amministrazione comunale. Il sindaco, Paolo Foti, ha chiesto ai lavoratori di stringere ancora i denti. Almeno fino al 31 marzo. Ma gli impiegati del Gesualdo chiedono qualche rassicurazione in più. Magari scritta. Che li metta al riparo dal rischio che, con la conclusione della stagione teatrale, ci si dimentichi di loro.

Ora hanno dato un ultimatum: il consiglio comunale di domani.

«Se non sarà approvato il bilancio – dice ai microfoni di Ottopagine Nino Tramice, direttore tecnico del palcoscenico del Carlo Gesualdo – passeremo ad altre proteste. Sempre civili, ma più incisive. Rallenteremo l'organizzazione degli spettacoli. E, se ancora non riceveremo risposte, potremo anche smettere di lavorare definitivamente. E con noi si fermerà anche il teatro».

Ciò che ha contraddistinto questi mesi di incertezza, è stata la grande professionalità dei lavoratori. Sempre al proprio posto, anche senza ricevere un euro. Ognuno con la propria personale situazione familiare alle spalle. Fra le maestranze c'è chi ha carico figli che non sa come mantenere, mandare all'università, persino sfamare. C'è chi ha un fitto da pagare o il mutuo della casa che incombe.

Eppure, ognuno di loro, è rimasto ostinatamente al proprio posto. Ma nessun lavoro può ledere in questo modo la dignità di una persona. Gli amministratori locali sono avvisati: diano una risposta o sarà davvero troppo tardi.