Un fiore per quell'angelo che mi ha salvato la vita

La storia di Maria Lucia Giardino, salvata dal rene di un donatore. «Forse era di un ragazzino».

un fiore per quell angelo che mi ha salvato la vita

La diagnosi sbagliata. Una lunga odissea e la nuova vita. A settembre Maria Lucia, che è di Ariano, si sposa. E voglio portare un fiore al mio angelo, a Ferrara.

Ariano Irpino.  

 

di Luciano Trapanese

«Un giorno andrò a Ferrara e lascerò un fiore all'angelo che mi ha salvato la vita». Maria Lucia Giardino ha 28 anni, è di Ariano Irpino. La vigilia di Natale di dodici anni fa la sua vita ha rischiato di spegnersi.

Era un'adolescente. E ignorava di essere affetta da una insufficienza renale cronica.

«Stavo male da tempo. Avevo l'affanno di continuo, nausea. Non mi reggevo in piedi».

Il medico curante non ci aveva capito molto. «Anzi. Aveva rassicurato tutti: è una semplice bronchite». Poi, quel 24 dicembre le condizioni di Maria Lucia sono precipitate.

«Non respiravo più. Mi hanno trasportata di corsa al Frangipane. Ai medici è bastato poco per capire. Quella sera stessa ho iniziato la dialisi».

«E' stato un periodo difficile. Ho capito cosa mi stesse realmente accadendo solo quando sono tornata a casa. Tre volte la settimana dovevo andare in ospedale. Ero l'unica ragazza tra tanti anziani. Ai compagni di scuola non sono riuscita a dire niente. Mi sono tenuta tutto dentro. La depressione era dietro ogni angolo. Ma c'era la mia famiglia, per fortuna. Sono stati loro a darmi la forza».

Poi il viaggio a Roma. Ospedale Bambin Gesù. L'incontro con il primario del reparto Trapianti, Luca Dello Strologo.

«Un incontro che mi ha salvato la vita, una persona che non dimenticherò mai».

«Sono stata inserita nella lista d'attesa per il trapianto del rene. Lì ho visto bambini di pochi mesi nelle mie stesse condizioni. E altri ragazzi, tanti. Non mi sono più sentita perseguitata dalla sorte. Non ero l'unica ad avere quel problema».

Maria Lucia è stata fortunata. Quattro mesi d'attesa. Poi, il rene è arrivato.

«Era il 10 novembre del 2006. Ci telefonarono alle tre e mezza di notte: c'è un rene disponibile, arrivate il prima possibile».

Di corsa a Roma. «Alle sei eravamo lì». Ricovero, accertamenti, dialisi.

«In questi casi chiamano sempre due pazienti. E' una prassi: se l'organo non fosse compatibile per uno c'è sempre un'altra possibilità. Con me c'era una ragazza. Nell'attesa ci siamo abbracciate, augurandoci buona fortuna».

Hanno scelto Maria Lucia.

«Sono entrata in sala operatoria alle 7,30. Tutto bene. Poi un mese in ospedale. E altri tre mesi sotto stretto controllo. C'era sempre il rischio del rigetto».

Il 13 dicembre il professor Dello Strologo le fa un ultimo regalo. «Era il giorno del mio compleanno. Compivo 18 anni. Mi disse: ora puoi tornare a casa».

E' stata la fine di un lungo incubo. La vita è tornata a splendere di futuro. «A settembre mi sposo e se ripenso a quei giorni non mi sembra vero. La malattia mi ha portato via l'adolescenza. Ma non importa. Ho tanto tempo per recuperare».

C'è una cosa sulla quale Maria Lucia non ha mai smesso di farsi domande. «Volevo sapere di chi era il rene che mi è stato donato».

Ha chiesto a tutti, anche al professor Dello Strologo.

«Non mi hanno potuto dire nulla. La privacy è di ferro sulle donazioni. Ho saputo solo che il donatore era di Ferrara».

Un punto di partenza. Maria Lucia non si è arresa.

«Ho cercato tanto su internet. Credo anche di aver trovato qualcosa, ma non posso esserne certa. A Ferrara, qualche giorno prima che arrivasse la telefonata per il trapianto, c'era stato un brutto incidente stradale. Un ragazzino di 14 anni era finito in coma. E' morto il dieci novembre. Tutto lascia supporre che fosse lui il donatore».

Ma Maria Lucia non ha mai avuto il coraggio di andare oltre. «Un giorno sono stata a Ferrara. Sarà stata la suggestione, ma avvertivo qualcosa di strano e familiare. Comunque sia, ringrazierò per sempre chi mi ha donato la speranza e la sua famiglia che ha acconsentito all'espianto. Anzi vorrei ricordare a tutti, come sia importante donare gli organi. E quanti cuori continuino a battere grazie al dono di tanti angeli».

Angeli come quello che ha restituito il sorriso a Maria Lucia. Forse un ragazzino.

E sarà tutto per lui quel fiore che la giovane di Ariano depositerà con un bacio sotto il cielo di Ferrara.

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Ultima modifica 17/3/2017 18.30
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