Teatro liquidato lavoratori in lacrime: non li pagano ancora

Liquidazione teatro Gesualdo. Dopo 15 mesi senza soldi i lavoratori devono aspettare ancora. Video

(Clicca sulla foto di copertina e guarda il servizio video) Ieri è stata annunciata la liquidazione del teatro Carlo Gesualdo. Oggi abbiamo ascoltato i dipendenti che continuano a lavorare senza vedere un euro.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Lacrime trattenute a fatica e professionalità estrema. La stessa che in questi mesi i lavoratori del teatro Carlo Gesualdo di Avellino hanno sempre dimostrato. Sul posto di lavoro senza ricevere un euro (oggi quindici mesi senza stipendi). Gli occhi arrossati sono quelli di Nino Tramice, direttore tecnico del palcoscenico. Che ci spiega come è stata accolta dalle maestranze la notizia della liquidazione del teatro. Annunciata ieri dall'amministrazione. (Clicca sulla foto di copertina e guarda il servizio video)

«Il sindaco – spiega Tramice – ha seguito la sua strada. Quella di liquidare la fondazione. Ci hanno assicurato che il nuovo commissario dovrà occuparsi per prima cosa proprio delle nostre spettanze. Anche se ci stanno facendo attendere inutilmente da marzo».

Tramice è davvero provato e non possiamo che comprenderlo. Ma il timore è che si dovrà aspettare ancora. Come accade ormai da mesi: ricorderete le manifestazioni al corso. Ora il commissario liquidatore dovrebbe occuparsi proprio delle fatture emesse nei mesi scorsi e non ancora pagate. Mentre l'organo direttivo è ancora tutto da definire fra maggioranza e opposizione.

Fra questioni strettamente politiche ci sono i disagi umani vissuti quotidianamente dai lavoratori. Senza stipendi, con famiglie a carico. Ma non sembra bastare per dare un'accelerata all'approvazione del prossimo bilancio previsionale.

E' questo forse l'atteggiamento più criminale. L'immobilismo di fronte a questioni così urgenti: maggioranza e opposizione non riescono a relegare i propri scontri in secondo piano. Neppure di fronte a cittadini tanto disperati.

Però Tramice e gli altri lavoratori non ci stanno: «Ho sentito dire che il teatro è chiuso. Beh, non è certo così. Noi siamo sempre qui. Finiscano di strumentalizzare la nostra condizione. Adesso stiamo lavorando per i saggi delle scuole (ultima entrata in contanti rimasta ai lavoratori) e poi vorremmo poter progettare la prossima stagione».

Intanto una riflessione è d'obbligo: il teatro com'era concepito è collassato. Troppo grande da gestire per una città piccola Avellino. Negli anni passati la gestione è stata affidata sempre attraverso decisioni politiche. Facilitando logiche clientelari. Se consciamente o meno, questo saranno il tempo e forse gli inquirenti a dircelo. Di certo chi si è occupato della supervisione, almeno a giudicare dai debiti maturati, non lo ha fatto bene. Per non parlare dei contenuti. Nessuno si è chiesto perché nei palinsesti venivano spesso inseriti i gli scarti del teatro Pubblico Campano? (Artisti già esibitisi altrove o un nome nazional-popolare riciclato chissà come)

E perché il Gesualdo non ha fatto mai rete con le piccole realtà locali?

Queste e tante altre domande restano senza risposta. Aspettando l'ennesimo organo direttivo politico. Come a dire, non abbiamo imparato neppure dopo aver preso un muro in faccia.

La chiusura la dedichiamo a questa parte di comunicato inviato proprio dai lavoratori del teatro Gesualdo. Persone che abbiamo imparato a conoscere: Nino, Monica, Luciana, Nadia e tutti gli altri. Con le proprie famiglie: «Siamo in attesa della nomina del comitato se ci sarà. E siamo in attesa di verificare la riconoscenza per quello che abbiamo fatto per il teatro e la città in termini di precedenza e rapidità del saldo di quanto dovuto appena verrà nominato il liquidatore. Quello sarà il momento della consapevolezza. Allora si capirà se, chi ci governa, ha davvero una coscienza».