Lo stupro, il parto: trova le figlie ad Avellino dopo 31 anni

La storia di Raffaela Migliaccio. Gli abusi a 14 anni. Le due gemelline strappate in ospedale.

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C'era il consenso di sua madre all'adozione. L'interminabile ricerca di una vita. «Voglio vederle solo per un abbraccio, per dire che non le ho mai abbandonate».

di Luciano Trapanese

Le ha cercate per 31 anni. Da quel 15 gennaio del 1986, quando le ha messe al mondo. Due gemelline, «due diamanti», come ama definirle, che non ha potuto neppure guardare negli occhi.

Ora Raffaela Migliaccio, 45 anni, di Afragola, le ha trovate. Ma non può ancora abbracciarle. Le sue figlie vivono ad Avellino.

E' una storia dura quella di Raffaela. Che inizia con una violenza carnale, subita a 14 anni. Uno stupro che l'ha segnata nel profondo, ha inciso nella sua esistenza. L'aveva nascosto a tutti, anche ai genitori. Fino a quando le è stato possibile. Fino a quando le conseguenze di quella violenza non sono state visibili. Era incinta al quinto mese, sua madre ha capito tutto. Poco dopo la ragazzina è stata “reclusa” in un orfanotrofio, a Napoli. Forse per evitare la vergogna di quella gravidanza, di quella figlia poco più che bambina e già incinta. Chissà. E' stata un'ecografia a rivelarle che in grembo portava due creature.

Il 15 gennaio faceva freddo, anche a Napoli. Raffaela è stata ricoverata nell'ospedale dell'Annunziata. Un parto naturale. Ma è stata sedata. Quando si è svegliata le bimbe non c'erano più. Le avrebbe chiamate Milena e Sara. Le ha sempre chiamate così.

E' stata sua madre a decidere. A scegliere per lei. Le piccole sono rimaste in ospedale. E date in adozione. «Quel giorno – scrive Raffaela su Facebook – avrebbe dovuto iniziare per me una nuova vita dopo quella violenza terribile. E' stato invece l'inizio di una lotta». Una battaglia infinita. «Vorrei incontrarle solo per abbracciarle, per dire ai miei due diamanti, che non le ho abbandonate. Che non volevo abbandonarle. Che sono sempre state qui, nel mio cuore».

Per anni Raffaela ha coltivato quella speranza in silenzio. Poi, dopo 18 anni, quando le piccole erano ormai maggiorenni, ha deciso di andare oltre. E la sua ricerca è stata senza sosta. E' andata ovunque. A partire dall'ospedale dove ha partorito. Ha ritrovato quella cartella clinica. Un documento che ha detto poco. Molto poco. Anzi, niente. Un buco nell'acqua.

Raffaela non si è rifatta una vita. Le cicatrici di quella violenza non si sono mai rimarginate. Il dolore per quello strappo, per quelle due bambine che non ha potuto neppure vedere, è continuato. Lancinante. Le ha tolto il respiro. Non si è sposata, non ha avuto figli. Ha investito tutte le sue energie in una indagine senza fine.

Appelli sui social, popolari trasmissioni televisive (Chi l'ha visto? Tra le tante). Poi le prime labili tracce, che hanno portato ad Avellino, qualche mese fa. Ha anche subito delle critiche per quelle apparizioni. Come fosse una esibizionista. In realtà aveva ragione lei. E' riuscita in una impresa quasi impossibile. Dopo anni e anni di porte chiuse in faccia.

Così scriveva qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook.

«Vorrei essere felice, almeno per una volta. E fermare per un attimo quelle lacrime che continuano a bagnare il mio viso. La mia felicità si chiama Sara e Milena. La mia felicità é accettare il fatto che oggi hanno una vita ed io non sono nessuno per invadere la loro serenità. La mia felicità é stringerle forte sul mio cuore e farle sentire quanto é grande il mio amore per loro: le ho amate dal primo giorno, quando erano solo un puntino. Le ho amate e le amo da lontano, perché quel cordone che ci ha legato per nove mesi ci unirà per sempre... Il tempo non potrà mai cancellare un amore così grande. Milena e Sara sono le due parti che compongono il mio cuore».

Ora le ha trovate. Ma qui ci fermiamo. Niente carramba che sorpresa. La vicenda è estremamente delicata. E incide in sentimenti privati, riguarda famiglie e affetti. Non sappiamo se le due ragazze vorranno incontrare la loro madre naturale. Anche solo per un abbraccio.

C'è solo una certezza: la ricerca di Raffaela è finita. Le ha trovate. Stanno bene, sono cresciute circondate da amore e affetto. Oggi sono donne. Potrebbero anche essere libere di non guardare indietro. O – al contrario – di fermarsi un istante e incrociare lo sguardo con il loro passato. Anche solo per sapere che non sono state abbandonate, ma strappate vie a una ragazzina. Troppo piccola per difendere i suoi “diamanti”.

 

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Ultima modifica 4/6/2017 18.46
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