«Un letamaio puzzolente: ante di armadi, televisori distrutti, rifiuti organici, pezzi di metallo che diventano motivo di dispute che, spesso, degenerano in liti violente. I cacciatori di ferro sono sempre più numerosi. Forse è la crisi». Sorride amaro Gaetano Alvino, autore di decine di segnalazioni cadute nel vuoto. Contrada Chiaira, stradina extraurbana poco distante dalla stazione dei vigili del Fuoco di Avellino, da mesi è una discarica.
Di fronte a noi, occultata dalla vegetazione, una montagna di rifiuti. L'area è divenuta appuntamento fisso per quanti devono scaricare la propria immondizia, spesso arrivano dalla superstrada. Un gatto col volto sfregiato scappa sentendo un motore che si avvicina. Nel giro di un quarto d'ora quattro auto che accostano nei pressi dei cassonetti. Dall'ultima, una panda azzurra, scende un vecchio sulla sessantina. Si guarda intorno con circospezione prima di calarsi nella miniera di rifiuti a rovistare.
«Purtroppo – continua Gaetano – finché ci sarà quella vegetazione non cambierà nulla. Il Comune e l'Anas si accusano a vicenda su chi dovrebbe occuparsene, senza far prevalere il buon senso. Abbiamo persino proposto di occuparcene noi cittadini, dopo una prima potatura, ma niente di fatto. Almeno, dopo la foto che mi ritraeva seduto su uno dei cessi buttati qui giù, una raccolta straordinaria al mese la realizzano. Coperti dagli alberi tutti si sentono in diritto di venire a gettare la propria immondizia o a rovistare fra i rifiuti in cerca di fortuna. Ratti e altri animali proliferano a pochi passi dalla spazzatura. E' un'indecenza per i nostri bambini che qui fuori non possono più giocare senza rischiare di ferirsi fra i rifiuti o prendere qualche malattia».
Anfan
