Un fiume rosa carico di speranza. Successo straordinario per la Marcia in Rosa organizzata da Amdos e Amos appena conclusasi. Palloncini, striscioni, sorrisi, uomini e donne unite da un solo scopo: sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia che devasta la vita di tante donne, il tumore al seno. Spesso annidandosi come un mostro nell’ombra di una sala d’attesa che riunisce file interminabili di donne terrorizzate, lasciate a se stesse, a causa di un sistema sanitario che non riesce a smaltire una richiesta sempre maggiore di pazienti bisognosi di analisi e rassicurazioni e costrette, per mancanza di personale, a doversi rivolgere a istituti privati, qualora le finanze lo permettano, o a convivere con un dubbio straziante. Per far fronte a questa situazione i volontari di Amdos e Amos si sono riuniti stamattina in un corteo, partito da Viale San Modestino, a Mercogliano, attraversando Via Nazionale Torrette e il Corso Vittorio Emanuele di Avellino, fino al Duomo per la celebrazione della santa messa. Numerose le cariche istituzionali presenti, dal Sindaco di Mercogliano, Massimiliano Carullo, che ha ribadito l’importanza di iniziative come la marcia rosa che rappresentano una medicina straordinaria per tante donne impegnate in una lotta per la vita, al Sindaco di Avellino Paolo Foti che ha rincarato la dose, ringraziando tutti i volontari impegnati e l’anima dell’iniziativa, Carlo Iannace.
Sull’importanza della sinergia fra associazioni, cittadini e istituzioni, ha parlato anche la Presidente del Consiglio Regionale, Rosetta D’Amelio, spiegando come le tante donne coinvolte nell’iniziativa rappresentino il valore aggiunto del sistema sanitario locale. Ponendo l’attenzione sull’importanza di rafforzare strutture e la rete di prevenzione irpina. Euforico Carlo Iannace, attorniato dal suo corteo della speranza, che ha concluso la serie di interventi evidenziando come manifestazioni quali la Marcia rosa avvicinino il mondo della sanità alla città tutta e a chi la abita. Superare le barriere degli ospedali, il preconcetto che vuole molti istituti sanitari come universi freddi e aridi, legati solo al momento di una degenza restrittiva, dimenticando umanità e amore per il paziente. Due doti che, in situazioni particolari e delicate, come la lotta di un tumore, contano quanto e più di un medicinale. Quel corteo rosa e quei sorrisi, ce l’anno ricordato.
Andrea Fantucchio
