“Il progetto del Mercatone doveva essere realizzato dal "Gruppo Marinelli", il parcheggio interrato di Piazza Libertà dalla "Napoletana Parcheggi". Grazie al project financing non sarebbero costati un centesimo all'amministrazione. Poi, entrambi i progetti non si sono ultimati. I colpevoli? Galasso per il Mercatone e Foti per la piazza”. Il racconto di Giovanni D'Ercole, consigliere d'opposizione durante l'amministrazione Galasso, ci aiuta a far luce su quel progetto di città che doveva essere e non è stato.
Di Nunno, per primo parlò di Project Financing. Un sistema che permetteva al comune di realizzare opere pubbliche a costo zero grazie all'apporto dei privati, quest'ultimi nel caso del Mercatone, avrebbero avuto la gestione della struttura per alcuni anni. Per Piazza Libertà ad essere gestito privatamente dalla ditta sarebbe stato il parcheggio interrato.
Si è deciso di procedere diversamente ed è andata come è andata. L'apertura di due contenziosi, entrambi persi dal comune che ha dovuto risarcire le ditte inizialmente individuate. Quel mostro che ci ritroviamo a centro città, il Mercatone, che ha finito per far collassare un'altra opera pubblica che sfregia Avellino: il tunnel. I soldi per completare il Mercatone furono sottratti infatti al sottopasso il cui tracciato venne dimezzato diventando di fatto inutile. (LEGGI L'INCHIESTA COMPLETA SUL TUNNEL) Una devastante doppia mazzata, targata Galasso e Ivo Capone, allora assessore all'urbanistica.
"Di Nunno - spiega d'Ercole - aveva due grandi idee in testa: dar continuità al corso spostando la fontana di Piazza Libertà e permettendo al grande passeggio di procedere come un tempo lungo via Nappi. E collegare la direttrice nord sud della città sfruttando proprio il tunnel che avrebbe legato le periferie e il centro storico all'ospedale. Tutta Avellino raccolta in pochi minuti. Inoltre i turisti sbucando dal tunnel avrebbero incrociato la parte storica, vedendo di fatto la zona più rappresentativa della città".
Ma si decise di procedere diversamente, senza mai dare delucidazione sulla faccenda.
Errori costati oltre trenta milioni di euro in trent'anni di non attività per il Mercatone (LEGGI L'INCHIESTA SUL MERCATONE). Ma più delle spese, comunque altissime, a pesare da oltre quindici anni, è la mancanza di un'idea di città nelle menti degli amministratori. I cinquanta cantieri aperti da Galasso fanno scopa con quelli attivati contemporaneamente dalla giunta Foti. Non regge la motivazione della contingenza, e la necessità di non perdere i fondi.
A che serve costruire opere slegate tra loro che non offrono alla città un reale progetto di sviluppo?
La sfida di Di Nunno, al suo primo mandato, era la ricerca dell'identità di Avellino. Seguita poi dalla visione “città giardino” legata ai trasporti sostenibili. Quel piano che permise di accedere a numerosi fondi europei sui quali negli anni a venire si è vivacchiato con l'inserimento di variabili a iosa nei progetti che hanno fatto i soli interessi di ditte e studi di progettazione.
L'idea di Di Nunno poteva anche non piacere, ma qual è stata l'alternativa? Che città è quella di Galasso? E l'Avellino di Foti? Le opere avviate sono valse il prezzo pagato negli anni? Collasso delle strade e delle attività commerciali che gravitano intorno ai cantieri, abbandono progressivo delle aree di mezzo della città, frantumazione dell'identità complessiva. Proiezione di una fragilità di tipo politico: a Palazzo di Città da tempo si registrano malumori e tirate di capelli fra i rappresentanti che siedono in consiglio. Oggi più che mai paralizzati dalle beghe di partito. Tanto, a pagare, sono sempre i cittadini.
Andrea Fantucchio
