Intorno al sequestro dei due edifici di San Tommaso, si è scatenata la prevedibile reazione dei cittadini che hanno regolarmente acquistato gli immobili e che ora devono fare i conti con l'indagine che li ha a malincuore travolti. Ora, gli stessi, potrebbero impugnare le carte in relazione al vincolo paesaggistico violato relativo alla zona di Vallone San Francesco.
Nello specifico, una delibera regionale di giunta (Foto in basso o Leggilo qui alla vole - Governo del territorio) che risale a all'undici aprile di quest'anno. Provvedimento che di fatto ha accolto l' ”istanza di irrilevanza paesaggistica” presentata dal Comune di Avellino nel 2013, in relazione al tratto che da Valle si spinge fino al vallone Fenestrelle. Proprio il corso d'acqua ritenuto “Vallone San Francesco”.
Le carte fanno decadere i vincoli edilizi precedenti. Prendono come riferimento la ex legge Galasso, recepita adesso interamente dal codice del paesaggio e dei beni culturali, che non vieta l'edificabilità nel raggio di centocinquanta metri dalle sponde fluviali, ma impone di avere l'autorizzazione paesaggistica dalla Sovraintendenza.
Sovraintendenza che non può esprimersi su pareri strettamente ambientali e di tutela di rischio idrogeologico. Di fatto, l'unico divieto in materia, risale al testo unico delle acque pubbliche, datato1904. E si riferisce ad una distanza di dieci metri da sponde e argini. Quindi ben inferiore a quella degli edifici in questione.
Certo, ciò non elimina i dubbi che si sono addensati sugli uffici comunali, che hanno rilasciato i permessi ben prima della delibera in questione. Un difetto di forma estremamente marchiano che, se fosse confermato, sarebbe da leggere come la principale causa dei disagi che i cittadini stanno vivendo.
Andrea Fantucchio
