Caos sulle abitazioni abusive ad Avellino. Ad essere sequestrati, questa volta, due immobili a via Carafa a San Tommaso, del valore complessivo di oltre sei milioni di euro. Settantacinque spazi in cui vivevano decine di famiglie che ora tremano. Molte di loro hanno infatti già acquistato gli appartamenti. Per ora, fino a nuove disposizioni, potranno continuare ad utilizzarli.
Poi si vedrà.
L'operazione, condotta dagli agenti del Corpo della Forestale, ha portato anche alla requisizione di alcuni documenti al settore urbanistica questa mattina. Una denuncia che arriva in un momento vitale per la questione degli alloggi abusivi. Nei giorni scorsi, infatti, intorno al tavolo delle politiche abitative, è stato un fuggi fuggi generale. Si sono dimessi i consiglieri, Enza Ambrosone, Nadia Arace, Nino Montanile e Francesca di Iorio. Per divergenze con l'Assessore Cillo.
Ma, quello degli alloggi abusivi, è un cancro che da tempo avvelena Avellino, dirottandone anche gli esiti politici e quindi ripercuotendosi sulla vita di tutti i cittadini. Come ci spiegò l'ex consigliere d'opposizione della giunta Galasso, Giovanni d'Ercole, la vittoria delle amministrative negli ultimi quindici anni, è sempre stata legata al supporto dei voti delle periferie. Dove, visti i forti disagi e l'indigenza che caratterizzava numerose famiglie, era facile dar vita a clientele ad personam. I voti in cambio della possibilità di continuare ad occupare quegli edifici.
Mentre la problematica si incancreniva.
Al 2014 risale la denuncia dell'allora vicesindaco, Stefano La Verde, che parlò di collusione e irregolarità nell'assegnazione degli alloggi. Un capitolo davvero brutto della storia della città, con La Verde che fu costretto a barricarsi in uno degli appartamenti che voleva assegnare ai legittimi proprietari.
Lo minacciavano le famiglie che erano state sgomberate. L'allora vicesindaco si chiedeva chi avesse avvisato quelle persone. Poi si spingeva oltre: denunciando presunte collusioni che animavano il settore delle politiche abitative, e intimidazioni che alcuni impiegati comunali avevano ricevuto.
Denunce con tanto di nomi che l'allora vicesindaco fece alla procura della Repubblica. Inchiesta che ora sta continuando, incessantemente, cercando di scoperchiare un ingranaggio fondamentale di quella zona grigia che opera a stretto contatto con la politica. E finisce per dirottare, spesso, scelte vitali per la città.
Andrea Fantucchio
