L'Altra Campania. Greci, un angolo di Albania. In Irpinia

Seconda punta de "L'Altra Campania" i documentari di Ottochannel,canale 696 del digitale terrestre

l altra campania greci un angolo di albania in irpinia

Ogni mercoledì sera, in onda su Ottochannel alle ore 21, canale 696 del digitale terrestre. Mercoledì 21 giugno la puntata dedicata a Caserta Vecchia e gli spiritelli di Ursula Panwitz

Greci.  

 

di Simonetta Ieppariello

Le note di una canzone. Una tradizione antica, la vita di una comunità che si tramanda da generazioni e che rischia di sparire. Il tempo scandito dai canti. Uno per ogni momento della vita. 700 anime. Una vita raccontata da nenie antiche che ricordano la lontana terra di Albania.

Nenie che raccontano un tempo di colonnizzazione e cammini, eroi e conquiste di una terra lontana. E poi quel ponte fatto di parole, suoni, tracce, pietra che tiene insieme due paesi lontani. C’è un angolo di Albania nella profonda Irpinia. La statale delle Puglie, quell’antico percorso che i Romani solcarono per arrivare nelle province lontane di quella che era l’antica Daunia, ti conduce fino ai piedi di quel paese di pietra. Greci, Kamuna Katundit recita il cartello di benvenuto. Sì perchè a Greci 700 anime sospese nel tempo e nella storia di un incantevole borgo si parla albanese. Benvenuti nell’unica comunità alloglotta campana. Un’isola linguistica, per intenderci, in cui il tempo sembra essersi fermato e una comunità fiera e vera conserva la sua identità. Lo fa contro il tempo che avanza, il progresso, i giovani che vanno in cerca di futuro lontano. Lo fanno raccontandosi, sussurandosi i segreti antichi di un popolo che arrivato in questa terra non è mai più andato via. 

La vita di un tempo era caratterizzata da una sorta di osmosi tra uomini e animali. I tempi erano inevitabilmente scanditi dai ritmi del lavori nei campi e dal ciclo di vita della terra. Eccole le Kalive. Solo quattro sono rimaste in piedi su quel declivio armonioso della natura quelle abitazioni destinate ai più poveri, quelli che hanno lasciato Greci per primi e che, abbandonando un intero quartiere, oggi quasi completamente disabitato, hanno probabilmente avviato quel processo di depauperamento di anime che ha visto negli ultimi anni la sua maturazione. Costruite in pietre e col tetto in legno e tegole, le Kalive erano generalmente formate da un unico ambiente che doveva fungere sia da abitazione che da ricovero per gli animali. Ciò, si racconta, consentiva di combattere il freddo di inverni gelidi in un rapporto osmotico tra uomini e animali che era cifra quasi costante della vita d’allora. Le Kalive, molto basse e normalmente addossate l'un l'altra, con il pavimento di terra battuta, si possono osservare ancora intatte, sebbene disabitate, vicino al Breggo, la collinetta giardino di Greci.

Gli animali sono infatti protagonisti di numerose storie e racconti, in cui appaiono talvolta umanizzati. Un rapporto antico che si riannoda al presente. 

Chiacchierando con chi ci porta in giro per il paese si capisce il ruolo chiave che la donna rivestiva all’interno della comunità. Le donne grecesi infatti, affiancavano, alle responsabilità della cura della casa e dei bambini, il sostegno e l’aiuto anche materiale e fisico agli uomini nelle attività connesse ai lavori dei campi.

Le storie relative al corteggiamento, ai fidanzamenti, alle fughe d’amore, qualora i matrimoni fossero per qualche ragione ostacolati, e ai rapimenti, se mai il corteggiamento non fosse bene accolto, rappresentano una fonte inesauribile di racconti .

In alcuni momenti alcuni spazi fungevano da terra franca, da luoghi d’incontro e di condivisione. In chiesa, e poi in processione in giro per il paese, la comunità si riuniva in occasione delle feste popolari, la Madonna del Caroseno e San Bartolomeo, ancora oggi eventi molto sentiti e partecipati da tutta la comunità. Ancora in chiesa la domenica, i ragazzi approfittavano della rara possibilità di condivisione dello spazio tra i sessi per avvicinarsi alle fanciulle e dare avvio al rito del corteggiamento.

LA STORIA Greci è un paese irpino di antiche tradizioni identitarie arbëreshë, l’unico di tutta la regione Campania, che ha conservato immutata nei secoli l’antica lingua arbëreshë, la cultura, i costumi e le varie tradizioni degli antenati. Il nome di Greci in lingua arbëresh è Katundi, che significa “la città”. Il nome Greci è stato indicato dai paesi limitrofi, che scambiavano i suoi abitanti, a causa del rito ortodosso, per greci e non per albanesi. Greci conta circa 700 abitanti. Situato a un’altitudine di 820 metri sul livello del mare è bagnata dal fiume Cervaro

Nella seconda metà del XV secolo, il paese fu interessato da una massiccia migrazione di popolazioni albanesi provenienti dai Balcani meridionali, chiamate arbëreshë, che, giunte in Italia a seguito del condottiero Giorgio Castriota Skanderberg, costruirono un nuovo borgo in una zona scarsamente popolata. Skanderberg sbarcò in Italia nel 1459 per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d’Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d’Angiò ed i baroni suoi alleati. Il Re, in segno di gratitudine, permise, a quanti tra gli esuli albanesi di rito greco lo desiderassero, di restare in Italia e di ripopolare il luogo.

Nei secoli successivi, centinaia di uomini e donne, a seguito dalla progressiva conquista ottomana dei territori albanesi, giunsero sulle coste pugliesi dalla sponda opposta dell’Adriatico e di qui a Greci ed in altri centri dell’Italia meridionale, importandovi la lingua.

Una serie di documentari realizzati da Ottochannel Tv, canale 696 del digitale terrestre dedicata alla Campania meno nota, più magica. I documentari, curati da Simonetta Ieppariello, propongono un viaggio nei paesi dove il tempo sembra essersi fermato. Ecco a voi "L'altra Campania", quella tutta da scoprire. Un viaggio che speriamo riesca a trasportarvi in un caleidoscopico viaggio sospesi nel tempo tra storia, cultura, immagini, sensazioni, tradizioni e unicità.