Irpinia, economia in crisi. Allarme di Confesercenti: futuro nero per le imprese

La nota di Giuseppe Marinelli

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Avellino.  

“In Irpinia le prospettive economiche appaiono sempre più incerte, come confermano i dati sul clima di fiducia di famiglie ed imprese, in progressivo calo, insieme al potere di acquisto e ai risparmi sempre più intaccati per fronteggiare il carovita”. E' l'allarme lanciato da Giuseppe Marinelli, presidente provinciale di Confesercenti Avellino. “I rapporti ufficiali dell'Istat – prosegue il dirigente dell'associazione di categoria – non fanno che avvalorare le preoccupazioni che noi e molti altri osservatori abbiamo da tempo sollevato in merito alla stagnazione di commercio e consumi e sui problemi che ormai quotidianamente riscontrano operatori economici e famiglie. Le attività del territorio, in linea con il resto del Paese, ma in maniera ancora più accentuata, non sono riuscite finora a recuperare i livelli di fatturato pre-Covid. Dopo la temporanea inversione di tendenza determinata dagli effetti positivi delle misure specifiche messe in campo durante l'emergenza e successivamente per fronteggiare l'impennata dei costi energetici, risulta bloccata dalla perdurante inflazione e dalle difficoltà creditizie. Una situazione che gli esperti considerano l'anticamera della recessione. I dati infatti parlano chiaro: le famiglie stanno riducendo la propria capacità di risparmio per conservare il livello dei consumi, a fronte di una perdita di potere d’acquisto che non si è arrestata: rispetto allo scorso anno, nell'intero Paese, circa 8 miliardi di euro in meno in sei mesi, pari a oltre 300 euro in meno a famiglia. Inoltre, al debito pubblico che ogni italiano si accolla – 48mila euro a testa, in aumento dai 40mila del pre-pandemia – si somma anche una veloce crescita del debito privato delle famiglie consumatrici: nel 2023 dovrebbe arrivare a sfiorare gli 11.500 euro pro-capite, intorno ai 1.300 euro in più rispetto al 2019.
L'indice di fiducia dei consumatori intanto continua la sua parabola discendente e quello delle imprese procede ancora più velocemente, toccando la soglia più bassa degli ultimi due anni”.

“Questo nodo delicato – conclude Marinelli – va affrontato con rapidità e incisività. Non basteranno ovviamente le previsioni ottimistiche delle istituzioni, poi puntualmente smentite sul campo e dalle stesse prudenti statistiche ufficiali, ma occorrono interventi a più livelli: la detassazione delle tredicesime e degli aumenti contrattuali e l'avvio di una programmazione per il rilancio dell'economia locale e per lo sviluppo di aree interne e Mezzogiorno, con investimenti mirati”.