La Mirgia nel segno di Nando, poi a Torino salvai Quagliarella

Guarda l'intervista a Gino Corrado: «De Napoli correva "sciancato". E quell'abbraccio di Marotta»

(Clicca sulla foto di copertina e guarda l'intervista)Dedichiamo a lui un approfondimento nella rubrica “personaggi”. E ripercorriamo nelle sue parole un'epoca magica per l'Avellino Calcio e per l'Irpinia.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

(Clicca sulla foto di copertina e guarda l'intervista) «Me lo ricordo come fosse ieri. Ero di ritorno da un altro servizio. Quando mi appoggiai a quel muretto. Al di là della rete giocavano dei ragazzi. C'era anche De Napoli. Nando correva tutto “sciancato” (storto), eppure aveva qualcosa di speciale. Nessuno ci credeva. Io sì ben prima della sue sessanta presenze in nazionale». Gino Corrado parla ai microfoni di Ottopagine. 

Dedichiamo a lui un approfondimento nella rubrica “personaggi”. E ripercorriamo nelle sue parole un'epoca magica per l'Avellino Calcio e per l'Irpinia. Quando i giovani della Mirgia facevano sognare tutti alle falde del Partenio. (Qui la denuncia sulla stato del campo di Mercogliano)

«Non voglio passare per presuntuoso – racconta Corrado – ma li ho scoperti io gli unici giocatori in provincia di Avellino che hanno fatto carriera ad alti livelli. Allora era presidente dell'Avellino, Elio Graziano».

Un rapporto speciale fra Corrado e i ragazzi scoperti. Come nel caso di Ciccio dell'Anno: «Per me poteva essere un grandissimo. A quattordici anni aveva un talento straordinario. Niente da invidiare a Baggio che in quel periodo era straordinario. Ma gli è mancata la testa. Non ha fatto quanto avrebbe potuto».

I tempi della Mirgia erano fantastici. Legati a persone altrettanto indimenticabili. Persone come il mister, Nando Del Gaudio: «Nando era una persona meravigliosa. Forse anche lui avrebbe potuto ottenere di più andando via. Ma ha preferito rimanere qui. Essere una bandiera. Era umilissimo, uno straordinario professionista».

Non solo Avellino. Corrado ha girato tutt'Italia e incrociato giocatori poi arrivati in nazionale: «Ricordo Federico Marchetti, portiere che a Torino chiamavano “paperone”. Volevano mandarlo via, i suoi genitori vennero da me. Io dissi: Federico è un gran portiere. Poi ha fatto quello che avete visto tutto. Dritto fino in nazionale. Così come Quagliarella. Allora gli preferivano Calaiò».

«Ma io – continua – sentivo che quel ragazzo aveva qualcosa di speciale. Calaiò aveva già appreso tutto grazie alla scuola calcio dalla quale proveniva. Quagliarella, invece, era un talento tutto ancora da esprimersi. Poi, Fabio è un ragazzo come ce ne sono pochi. Semplice, serio e umile».

Concludiamo con uno dei suoi ricordi più belli. «Quando Beppe Marotta, direttore della Juventus, fece una corsa di duecento metri con le lacrime agli occhi per abbracciarmi. Allo Juventus Stadium, un momento magico».