“Non può piovere per sempre” diceva Brandon Lee, citando una canzone di Eric Draven, nei panni de “Il Corvo”, celebre film del 1994. La reinterpretazione in chiave Avellino potrebbe essere “Speriamo non piova mai”. Il motivo? Il gigantesco lupo installato alla fine del tunnel che porta le squadre dallo spogliatoio all'ingresso del nuovo manto in erba sintetica del “Partenio-Lombardi”. Un'opera costruita con cura e sapienza da Antonio Zullo e Mauro Pisaniello, rifinita nei minimi dettagli: dagli occhi verdi alle zanne, spaventose, che il simbolo del calcio irpino esibisce a favore di telecamere SKY, ringhiando. Sui social network pioggia - per rimanere in tema - di consensi, applausi virtuali, per l'idea e la realizzazione. Che in effetti è magistrale, maestosa, e garantisce uno splendido colpo d'occhio.
Ma, c'è un ma. Si chiama visibilità. Perché, se gli spettatori che siederanno nell'anello superiore della Tribuna Terminio si godranno la partita senza alcun problema di sorta, essendo il lupo piazzato su binari che gli permetteranno di indietreggiare, con l'annessa copertura del telone del sottopassaggio, di quattro metri, la “testona” guarderà beffarda la gara di turno a dispetto di tutti i tifosi che decideranno di accomodarsi alle sue spalle, giù, nel primo anello. Una porzione di gradinate che può essere considerata minima, ma che, in ogni caso, resterà tagliata fuori.
Ed ecco la pioggia. Premesso che i supporters prediligono la visuale dall'alto, sono proverbiali i fuggi fuggi verso il “piano di sotto” quando una delle non poi così rare precipitazioni si abbatte sull'impianto di gioco di Contrada Zoccolari. Stavolta dovranno accomodarsi, giocoforza, lateralmente. Vero: qualora l'affluenza della scorsa stagione dovesse essere confermata ci sarà posto per tutti, ma se così non fosse il problema sorgerà. Inesorabilmente. Visuale compromessa per anni con la storica barriera metallica che a mo' di ponte levatoio si sollevava nei minuti di recupero delle gare. E non è l'unico precedente.
La "scritta" U.S. Avellino 1912 ha fatto scuola in tal senso. Installata dopo i lavori di restyling, nell'estate del 2013, ha fatto dannare l'anima, col suo grande “2”, ai giornalisti seduti poco prima del centro della sala stampa: il calcio d'angolo, immaginato per lungo tempo. Si è poi posto rimedio adagiando la “scritta” sul bordo del container che accoglie gli addetti ai lavori. Vedremo, è il caso di dire. Domani sarà il momento della prova del nove. Sperando che le nubi all'orizzonte restino lontane.
Marco Festa
