I Comuni, la Provincia e la Regione non avrebbero sborsato un solo euro. Ma non solo. Avrebbero addirittura risolto i problemi relativi alla pulizia dei fiumi, alla manutenzione forestale ed avrebbero anche ottenuto a zero costi la manutenzione delle strade effettuata grazie alla materia prima che un consorzio di imprese avrebbe prelevato dai fiumi e reimpiegato per eseguire i lavori per gli Enti.
Un progetto definito da tutti valido, anzi, di più, quasi una magia da mettere in campo per risollevare le sorti e le paure per le popolazioni alluvionate, colpite, cioè, dalla terribile alluvione che nell'ottobre del 2015 aveva devastato gran parte del territorio sannita.
Ebbene, di quel progetto presentato a Torrecuso nell'aprile dell'anno scorso durante i lavori di Sannio StART, se ne sono perse le tracce. O meglio, era talmente semplice e allo stesso tempo snello e brillante che probabilmente è rimasto chiuso in qualche cassetto per via della burocrazia o chissà per quale altro motivo.
Ad oggi, infatti, ad esclusione di alcuni brevi tratti, messi in sicurezza dalla Provincia nella zona di Ponte Valentino, i fiumi versano ancora pericolosamente in condizioni pessime. Addirittura gli alberi, trascinati via dalla furia delle acque, ad ottobre di quasi un anno e mezzo fa, sono ancora pericolosamente riversi nel fiume Calore. Enormi tronchi ancora incastrati nei pressi dei ponti “giacciono” nel fiume al rione ferrovia e intanto, ad ogni pioggia, sale la paura di chi per colpa dell'alluvione ha perso casa e terreni.
Il progetto presentato a Torrecuso nell'aprile del 2016 prevedeva una risoluzione davvero innovativa che avrebbe anche dimostrato come fosse stato possibile ad esempio pulire tutti gli alvei fluviali, metterli in sicurezza e, nel segno dell’economia sostenibile, creare anche opportunità di lavoro.
Le imprese private, riunite in un Consorzio, avrebbero attuato i progetti redatti dagli Enti per abbassare, ovvero ripulire dai detriti accumulati in decenni di non manutenzione, il greto del fiume e alzare gli argini, a seconda delle necessità, in modo da mettere finalmente in sicurezza le aste fluviali. Il consorzio di imprese si era detto disponibile ad eseguire opere di pubblica utilità gratuitamente, o almeno dopo uno scomputo del guadagno realizzato dalla vendita e realizzazione degli inerti e la posa in opera degli stessi per costruire e sistemare strade dell'intera rete in tutta la provincia. Insomma, i Comuni avrebbero beneficiato di infrastrutture rimesse a nuovo a costo zero o quasi da parte delle imprese che finalmente potevano prelevare i materiali direttamente dai fiumi sanniti che necessitano, tutti, di manutenzioni straordinarie.
Troppo bello per essere vero. Tutto è fermo. Tutto è bloccato chissà dove. E intanto, gli alberi trascinati dall'alluvione restano nel fiume Calore, al pari di centinaia di migliaia di metri cubi di detriti che ad ogni temporale fanno tremare chi vive lungo le sponde del Calore.
