Fascista ti spacco la testa. Torna la violenza politica

Aggressione a Forza Nuova, volantini contro la polizia a Benevento. Un clima sempre più rovente.

fascista ti spacco la testa torna la violenza politica

E dopo gli scontri di Napoli ed Ercolano difficile non fare un paragone con gli anni '70.

di Luciano Trapanese

Non saranno tornati gli anni di piombo. E neppure quel clima un po' sulfureo che ha caratterizzato buona parte dei durissimi anni '70. Ma alcuni recenti episodi hanno riproposto temi che per decenni sono stati alimentati solo dalla nostalgia di qualche reduce. Di quelli che – ricordando i giorni dell'impegno – amano declamare, una frase sì e l'altra pure, l'irrinunciabile “ai miei tempi”.

L'ultimo caso a Benevento. Sabato pomeriggio, ore 18,30. Incrocio tra via Perasso e piazza Risorgimento. Quattro attivisti del gruppo di estrema destra Forza Nuova sono stati aggrediti da dieci, forse venti, persone ritenute vicine a gruppi anarchici della città. Un pestaggio brutale. Con il gazebo per la raccolta firme (contro Ius soli e adozioni gay), fatto a pezzi. Tre dei quattro esponenti di Fn sono stati medicati in ospedale. E ora c'è chi si aspetta eventuali “ritorsioni”.

Questa mattina, nel mirino degli anarchici sanniti è finita la polizia. Nessuna azione violenta. Ma manifesti affissi in ogni dove contro le forze dell'ordine e in particolare il questore. Volantini che sono circolati non a caso proprio nel giorno della festa della polizia.

In questo quadro difficile dimenticare gli scontri di Napoli, antagonisti contro la polizia, in occasione del comizio di Salvini (che a dire il vero viene aspramente contestato dai centri sociali un po' in tutta Italia).

Ci sono stati poi gli scontri a Ercolano tra anarchici e Casapound (con denunce e sequestri). Il tutto in un clima che sembra fatto apposta per alimentare contrapposizioni sempre più violente.

Crisi economica, immigrazione, generazioni intere perennemente in bilico tra la disoccupazione e il precariato estremo: un futuro negato che alimenta e rafforza un profondo senso di frustrazione. Si può reagire in tanti modi. E uno di questi è la protesta violenta.

Se si aggiungono visioni del mondo antitetiche, ma unite nella stessa feroce critica al sistema, viene fuori – almeno da questo punto di vista – uno spaccato in parte simile a quello degli anni '70.

Manca il supporto ideologico tipico di quel periodo, ma sarebbe strano il contrario.

Le differenze rispetto a quei tempi sono profonde. E' peggiorata la prospettiva: il futuro non sembra lasciar intravedere niente di buono. E l'utopia rivoluzionaria non abita più qui. C'è invece soprattutto la rabbia che ora fa capolino dopo anni di silenziosa rassegnazione.

E' certo comunque che questi episodi – per ora isolati – non possano essere ignorati. C'è del fuoco che arde sotto la cenere.

Non riteniamo sia credibile l'ipotesi di una nuova stagione di piombo. Ma la protesta può canalizzarsi in ogni modo. Politicamente per ora trova parziali risposte (ma fino a quando?), in partiti e movimenti che si sono imposti all'attenzione proprio per aver portato avanti istanze “anti sistema” (Cinque Stelle e in parte Lega). Ma c'è un piccolo mondo che si agita e non trova alcuna rappresentanza. E lì, proprio in quel mondo, che negli anni '70 si insinuò il radicalismo combattente.

E' presto per dire cosa accadrà. E se questi episodi siano destinati a rimanere isolati o rappresentino al contrario le avvisaglie di quello che sarà.

Ma far finta che non sia accaduto nulla e che – soprattutto – il disastro economico e sociale non possa portare con sé anche rabbia e violenza, crediamo sia un errore davvero grave.

 

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Ultima modifica 11/4/2017 19.18
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