di Melania Petriello*
Parafrasando Gaber, che del suo “cosa è di destra e cosa è di sinistra” fece un omaggio all’intelligenza fuori dai luoghi comuni, verrebbe da chiedersi se il bilancio di un Festival, del quale ho avuto il privilegio della direzione, condivisa con altre anime folli, appartenga più alla ragione o al sentimento.
Se, dunque, Porti di Terra, il primo festival dedicato a chi c’è e chi arriva, promosso dalla Caritas di Benevento, possa ascrivere il proprio successo alla forza motrice del cuore, che spinge uomini e donne a rifiutare il compromesso della delega e della semplicità matrigna, o alla spirale del bene che solo l’azione spinge verso porti destinati a essere terra di esistenza, e non di transumanza.
Le migrazioni appartengono alla storia dell’uomo e, che si vogliano o meno leggere nell’alveo dei diritti dell’uomo, come noi con fede sosteniamo, rappresentano la ferita scoperta di un tempo senza lacrime e, con ancora più dolore, senza reazione al pianto.
Era l’8 luglio del 2013 quando Papa Francesco, il Papa che ha onorato il nostro Festival della sua più sincera vicinanza, con la lettera autografa recapitata a noi tutti attraverso l'Arcivescovo di Benevento, Monsignor Felice Accrocca che ha accolto e sostenuto la proposta di Porti di Terra, rimproverò al mondo, dalla periferia esistenziale di Lampedusa, l’insidia già radicata della globalizzazione dell’indifferenza. L’unica delle globalizzazioni compiuta.
E la Croce dei legni delle barche di Lampedusa, che campeggia fiera della sua propria dignità, sulle mura della cittadella della Pace di Benevento, sede Caritas, ci ricorda questo: il dolore, la morte, la vita che resta. Il lavoro di cui siamo responsabili, il silenzio di cui non possiamo restare complici. Ecco perché il nostro non è stato un festival chiuso nella forza del suo racconto, e sarebbe stato sufficiente a sentirsene orgogliosi: ha voluto invece, nell’umiltà e con pervicacia, lavorare al suo prima e al suo dopo.
Il prima è l’impegno quotidiano e straordinario di un sistema di accoglienza, racchiuso nel modello Sprar, che è reciprocità e non semplice misericordia, come ha sottolineato con convinzione il coordinatore della Caritas, Angelo Moretti.
Risposta allo spopolamento delle aree interne, progettazione sociale, lungimiranza politica, responsabilità da cittadini quali siamo.
È inclusione e accoglienza anche per chi c’è, e invito ai sindaci ad avere coraggio sui regolamenti comunali contro il gioco d’azzardo, a sostenere progetti di contrasto all’indigenza e di supporto alla fragilità, a pianificare e progettare utilizzando le diverse linee di finanziamento nazionali già predisposte.
Il dopo è l’ambizione a fare delle idee e dei valori che si ispirano al modello di integrazione già in funzione, sottolineato dagli esempi di Petruro Irpino, Chianche e Roccabascerana, un percorso di rivendicazione politica, cristiana, coraggiosa.
Dal mare affollato di cadaveri o dalla rotte polverose e stanche delle migrazioni, alla terra di approdo, passano due vie, entrambe umane e possibili: la prima è quella delle mafie, della povertà culturale, della guerra, della semina dell’odio, della mala politica e della cecità.
La seconda che, per dirla con Calvino, lo stesso Calvino sublimato dal Maestro Gabriele Vacis, nostro ospite in un pomeriggio di bellezza e commozione, esige apprendimento e sforzo continui: fare dell’altro una possibilità per sé, mettere la coscienza al servizio, scegliere di stare alla parte degli uomini, riempire di senso i vuoti della paura e dell’ignoranza.
Essere testimoni, fare bene il proprio lavoro. Una rivoluzione e passi piccoli, che è già nelle cose. Nei tre giorni di Porti di Terra abbiamo seminato e raccolto, pianto e sudato. Abbiamo riso della condivisione, stretto mani che sanno di storie vere, accolto il più intimo dei nostri sentimenti che è l’amore dantesco che muove. Giornalisti per chiedere una informazione più lucida e meno sciatta, etica e costruttiva, grazie alla sfida urgente lanciata da Gabriella Giorgione, che offre volontariamente le sue competenze giornalistiche alla Caritas; amministratori per dire che il territorio non è luogo di confine, non si fa muro, si allarga a porto, definisce le sue infinite possibilità di rinascita; operatori e storie nude, perché non esiste retorica quando si vuole crescere, e se si sceglie di guardare in fondo; artisti e narratori; curiosi e scettici. Tutti. Accanto.
A fermare il respiro dinanzi alle foto di Alessio Romenzi, nella sua mostra per noi “the bloody of Syria” (una delle sue immagini apre questo articolo), che è un omaggio alla storia e alla vita nelle sue pieghe, come verso le parole forti di Monsignor Nunzio Galantino, o sotto il palco del teatro che affonda e affila, di fronte allo schermo del cinema o tra i tavoli del “mangiare insieme” che è rito primario di ogni comunità, o nei più differenti momenti di appartenenza.
Ascoltando per esempio le catechesi, che sono orazioni, di Don Nicola De Blasio, il Direttore della Caritas. Confrontandosi, raccontandosi. Porteremo il Manifesto di Porti Di Terra ovunque possibile e con ogni linguaggio. Perché abbiamo fiducia nella speranza. Perché è giusto, semplicemente giusto. Hanno immaginato questo Don Nicola de Blasio, Angelo Moretti e Gabriella Giorgione. Grazie a Pino Ciociola, collega e inviato di Avvenire, al direttore Luciano Trapanese, a Maria Elena Morelli coordinatore rete SPRAR, a Michelangelo Fetto con la Solot.
E con loro dico grazie a tutti gli operatori della Caritas (alla Segreteria Generale, all’Ufficio Stampa e Comunicazione, e all’Amministrazione), e agli SPRAR, ai Sindaci, ai giornalisti attenti. Grazie per la restituzione di senso. Essere gruppo, fare rete, aprire le porte. Tra gli spazi bianchi di queste parole, ci sono immagini a me chiarissime: i volti instancabili, affamati, che hanno passione. Diversi e complici.
Chi è qui da sempre, chi arriva e cerca la felicità come i primi. Raccontare bene, e non solo il bene, e crederci e continuare a cercare e interrogare la propria coscienza e meravigliarsi. Non concepisco altro modo di fare il mio mestiere.
*Direttrice del Festival Porti di Terra e giornalista di Tv2000
