Ingresso illegale stranieri, 15 richieste di rinvio a giudizio

Le ha avanzate il pm Pizzillo in un'indagine della Digos

ingresso illegale stranieri 15 richieste di rinvio a giudizio
Benevento.  

Intermediari e titolari di aziende agricole, residenti tra Casalduni, Fragneto l'Abate, Apice, Santa Croce del Sannio e la provincia di Ascoli Piceno. In tutto quindici persone delle quali il pm Marcella Pizzillo ha chiesto il rinvio a giudizio. Tutte sono state chiamate in causa, a vario titolo, in un'indagine della Digos su un giro di cittadini stranieri – 21 quelli indicati come parti offese, ai quali se ne aggiungono altri 12 non rintracciati – che sarebbero stati fatti entrare illegalmente in Italia con la prospettiva di un lavoro per il quale avrebbero sborsato migliaia di euro. Denaro che sarebbe finito in gran parte nelle tasche di chi avrebbe organizzato gli arrivi con la promessa di un'assunzione che non si sarebbe mai concretizzata o, in alcuni casi, durata solo alcuni giorni.

L'elenco di coloro che l'accusa propone di processare – la decisione spetterà l'8 giugno al giudice dell'udienza preliminare – include Larbi Ghafir, 61 anni, Hamid Ghafir, 34 anni, di Casalduni; Abdellah Samiri, 52 anni, Mohamed Ghafir, 58 anni, Ahmed Ghafir, 32 anni, Idrissi Lhoucine Janati, tutti di nazionalità marocchina, ritenuti irreperibili; Maria Procino, 44 anni, Angelo Palma, 47 anni, Irene Procino, 41 anni, Tonino Frascone, 48 anni, Filomena Procino, 47 anni, Bruno Palma, 51 anni, di Fragneto l'Abate; Antonino Casuccio, 59 anni, di Apice, Ahmed Hadri, 41 anni, della provincia di Ascoli, Antonio Calabrese, 55 anni, di Foglianise, difesi dagli avvocati Antonio Leone, Fabio Russo, Sergio Rando, Vittorio Fucci, Gerardo Giorgione, Massimo Bruno, Tiziana Genito, Tommaso Longobardi, Adriano Longobardi e Luca Russo.

L'inchiesta era rimbalzata all'attenzione dell'opinione pubblica nel febbraio 2013, quando gli agenti della Digos avevano eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Flavio Cusani nei confronti di Larbi Ghafir, allora 57enne, successivamente tornato in libertà.

L’attività investigativa, avviata nel 2008, era stata puntata su fatti che si sarebbero verificati fino al 2010, allorchè era stata depositata l’informativa conclusiva. Un’inchiesta supportata dalle intercettazioni telefoniche, dall’acquisizione di documenti e dall’escussione dei datori di lavoro. A questi ultimi sarebbero stati consegnati i moduli, già compilati, per le proposte di contratto di lavoro che avrebbero sottoscritto e presentato in prefettura.

In questo modo sarebbe stato possibile ottenere il nulla osta all'ingresso in Italia. Secondo la ricostruzione operata all'epoca dagli inquirenti, sarebbero state decine le vittime che nella nostra provincia avrebbero dato tra i 3500e i 7mila euro «a connazionali già presenti in Italia per ottenere di entrare» nel Belpaese «attraverso lo svolgimento di un lavoro stagionale fittizio». Tutto ciò avrebbe avuto come conseguenza la condizione di clandestinità nella quale sarebbero automaticamente finiti quanti avrebbero tirato fuori i soldi.

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