Blitz Dda. "Bimbo? Parlavo di mio nipote, non di droga..."

Due indagate restano in silenzio, una terza respinge le acccuse

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Montesarchio.  

Si è avvalsa della facoltà di non rispondere, non prima, però, di una dichiarazione centrata sul significato di una conversazione intercettata. Il termine “bimbo” non era un modo criptico per indicare la 'roba', come affermano gli inquirenti, ma era relativo al nipotino nato da poco.

L'ha sostenuto Rosa Perone, 47 anni, di Montesarchio, una delle ventuno persone colpite dall'ordinanza di custodia cautelare – venti in carcere, l'altra ai domiciliari- firmata dal gip del Tribunale di Napoli Pilla nell'indagine antidroga della Dda e dei carabinieri della Compagnia di Montesarchio.

Perone è la moglie di Giovanni Colombo, già interrogato, e la scelta di restarsene in silenzio è stata adottata anche dalla loro figlia- Rosaria Colombo, 25 anni-entrambe sono difese dall'avvocato Vittorio Fucci.

E' rimasta a bocca chiusa anche Letizia Uccellini (avvocato Renato Jappelli), 55 anni, di Solopaca, coniuge di Antonio Minauro, che ieri si era assunto ogni responsabilità, escludendo quelle degli altri. A cominciare dai suoi familiari. Minauro, come è noto, è ritenuto l'elemento fondamentale del traffico di hashish, cocaina e marijuana che si sarebbe svolto tra Marocco, Spagna ed Italia.

Ha invece risposto alle domande, infine, Maria Agnese Zedda (avvocato Fabio Greco), 56 anni, di Marano, che ha respinto ogni accusa.

Esp