Malato, a letto: indagato agli arresti non risponde al gip

Il giudice a Melizzano per l'interrogatorio di Luigi Sacco. Giovedì tocca alla donna rumena

Melizzano.  

Si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip Flavio Cusani, che l'ha raggiunto presso la sua abitazione di Melizzano, dove è agli arresti– è la misura stabilita temporaneamente, per le sue condizioni di salute, al posto del carcere - , Luigi Sacco, 68 anni, già noto alle forze dell'ordine, una delle due persone colpite dall'ordinanza di custodia cautelare adottata nell'indagine del pm Flavia Felaco e dei carabinieri sulla rapina e la tentata estorsione di cui avrebbe fatto le spese una cittadina rumena. Un'inchiesta nella quale è stata chiamata in causa anche Ioana Tinca, 54 anni, origini rumene, residente ad Amorosi: è ai domiciliari, sarà ascoltata giovedì e, al pari di Sacco, è difesa dall'avvocato Ettore Marcarelli.

Si tratta di una vicenda che ruota attorno alla causa di lavoro intentata dalla presunta vittima, su proposta dei due indagati, che le avrebbero anche presentato un legale, nei confronti dei familiari di un professionista per il quale aveva operato come badante. Un contenzioso approdato dinanzi al Tribunale di Benevento, definito il 22 luglio dello scorso anno con una transazione. 2300 euro, questo l'importo incassato dalla donna. Secondo gli inquirenti, Sacco, che l'aveva accompagnata in auto nel capoluogo sannita, avrebbe preteso da lei, in precedenza, una somma (“Mi devi dare 4mila euro, ho pagato alcuni testimoni...) e con un gesto l'avrebbe minacciata di tagliarle la testa.

Una volta rientrati ad Amorosi, la malcapitata sarebbe finita nel mirino sia dell'allora 67enne, che l'avrebbe schiaffeggiata e fatta scendere dalla macchina, sia di Tinca che, sopraggiunta, le avrebbe infilato le mani nel reggiseno e le avrebbe sottratto il denaro ed una carta d'identità. Per Tinca la sola ipotesi di reato di rapina, per Sacco anche quella di tentata estorsione, ravvisata anche per un'altra storia che si sarebbe consumata tra gennaio e febbraio 2015. Quando, minacciando di denunciarlo per non averla assunta e regolarmente pagata, avrebbe cercato di farsi consegnare prima 42mila, poi 8mila euro da un uomo per il quale Tinca aveva lavorato.

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