Camorra in giacca e cravatta. Cosa c'è dietro quegli arresti

L'indagine della dda conferma: i Casalesi si muovono come la mafia.

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Niente a che vedere con la camorra stracciona che insanguina Napoli. Corruzione, appalti pubblici, riciclaggio in grande stile e una infinita capacità di rigenerarsi. E di avvelenare il tessuto socio economico di una parte importante della Campania.

di Luciano Trapanese

C'è solo un clan della camorra che può essere paragonato a una cosca mafiosa o a un potente gruppo della 'ndrangheta. Lo sappiamo da anni. Almeno dal mega processo Spartacus. Sono i Casalesi.

L'inchiesta della dda di Napoli che ha portato all'emissione di 69 ordinanze di custodia cautelare, lo conferma ancora una volta. Coinvolti politici, colletti bianchi, imprenditori, commercialisti, faccendieri di ogni genere e grado.

Certo – meglio dirlo subito – si tratta di indagini in corso. I giudizi sommari non ci interessano. E' troppo recente la vicenda di Stefano Graziano, il presidente regionale del Pd indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (sempre con i casalesi). Finito sulla graticola della giustizia, della polemica politica e della conseguente gogna mediatica, e prosciolto da ogni accusa pochi mesi dopo (per sua fortuna non ha dovuto aspettare anni).

Ma la rete ricostruita dagli inquirenti, al netto delle singole posizioni, fotografa un intrico di rapporti impressionante. E suggerisce il grado di infiltrazione che la camorra, quel tipo di camorra, ha ormai nel tessuto istituzionale della regione.

Un network politico/imprenditoriale che avrebbe consentito di modificare – tra il 2013 al 2015 – ben diciotto bandi di gara (qui puoi trovare tutte le altre notizie sull'inchiesta e le opere pubbliche nel mirino degli inquirenti), per un totale di venti milioni di euro.

Che i Casalesi abbiano questo potere è ben noto. Lo ha più volte ribadito – anche ai nostri microfoni – uno dei magistrati impegnati in questa maxi inchiesta, Catello Maresca.

Ed è proprio grazie a questo potere, alle ramificazioni, al controllo quasi incontrastato su un determinato e vasto pezzo di territorio, che quel clan è capace di rigenerarsi. Centinaia di arresti, il vertice più volte decapitato. Eppure i casalesi e i loro affiliati sono sempre lì.

Muovono interessi impressionanti. Ma soprattutto hanno la capacità di incidere su elezioni politiche e amministrative. Di corrompere politici anche a livello alto. Di coinvolgere nei loro affari imprenditori insospettabili e professionisti all'apparenza integerrimi.

In questo caso sarebbero stati aggiustati anche molti appalti che riguardano lavori di restauro per castelli e chiese. Il tutto – secondo le ipotesi dell'accusa – grazie ai buoni uffici dell'ex assessore Pasquale Sommese, titolare delle Risorse umane e del turismo e dello spettacolo nella giunta Caldoro. Un potente della politica.

Ora non ci interessa entrare nel merito di una indagine in corso. E Sommese (ce lo auguriamo per lui), potrebbe presto uscire pulito da questa inchiesta. Ma quello che resta è un quadro d'insieme molto preoccupante.

La differenza tra i Casalesi e quasi tutti i gruppi criminali del napoletano è proprio questa, la capacità di coinvolgere colletti bianchi e politica.

I piccoli e sanguinari clan che si agitano nel capoluogo partenopeo, tra stese, omicidi e pentiti, rappresentano in parte quella “camorra stracciona”, che snocciola sì milioni di euro, ma con le solite attività: droga, estorsioni, prostituzione.

C'è poi la camorra più “mafiosa”, i Casalesi appunto. Che – oltre alla droga -, alimenta guadagni e influenze con appalti pubblici, appoggi politici, riciclaggio in grande stile (centri commerciali e affini), imprese, rifiuti e tanto altro (anche attività dalla faccia legale).

La prima spara a più non posso. Indifferente all'attenzione mediatica che suscita (più clamore, più indagini).

La seconda per fare affari ha bisogno della pax mafiosa. Del silenzio. Del “qui va tutto bene”.

Stili diversi. E diverse conseguenze.

La camorra stracciona alimenta a Napoli un continuo clima di tensione, riduce a enclavi interi quartieri, trasforma le piazze in piazze di spaccio.

I Casalesi incidono nel profondo l'apparato sociale, economico e istituzionale di interi territori. E soprattutto, è difficile da fermare: per i piccoli clan bastano retate e pentiti per iniziare l'opera di smantellamento. Per i Casalesi tutto questo non funziona. Hanno forza e radici profonde. Non agiscono su un territorio. Sono diventati parte di quel territorio.