Migranti in Campania: storia di un fallimento epocale

Da noi, ma non solo, cresce l'insofferenza verso gli immigrati. Urlano anche i colpevoli del disas

migranti in campania storia di un fallimento epocale

La politica non ha dato risposte. Si sa solo incolpare l'Europa. E si finge di non vedere come la Germania sia stata in grado di integrare cinque milioni di turchi e due milioni di siriani.

di Luciano Trapanese

Negli ultimi mesi è cresciuta in modo evidente l'insofferenza verso i migranti. Non serve leggere i dati del sondaggio Swg (il 67 per cento degli italiani vuole il blocco dei flussi), basta guardarsi intorno. Parlare, ascoltare.

E sentire anche da persone che hanno sempre messo in primo piano la necessità dell'accoglienza, frasi del tipo, «ora basta, restino a casa loro», significa che qualcosa è cambiato. Che quel limite critico, quel punto di rottura è vicino. Che la pace sociale inizia a essere a rischio. Proprio perché se anche i «pragmatici possibilisti», quelli che «non è un'invasione», e che «prima di tutto viene l'integrazione», gettano la spugna e si lasciano andare in un «ora basta», provate a pensare cosa possano pensare gli altri, quelli che hanno sempre detto «cacciamoli via, tutti», o «spariamo sui barconi».

Del resto i segnali di intolleranza violenta dilagano. E così è facile ascoltare una signora della Salerno bene urlare contro una rom (italiana): «Brutta puttana vattene dall'Italia, i vostri uomini insidiano le nostre donne». O leggere di quei ragazzi di Battipaglia che hanno pestato un migrante, reo di non aver trattenuto la pipì e averla fatta dietro un cespuglio. O della manifestazione di descamisados avellinesi, in marcia per una presunta aggressione in piazza Macello. O dell'allarme pedofili sul Lungomare di Salerno, per degli innocui ragazzi di colore che scattavano selfie.

E' un clima pessimo. E quel 67 per cento che dice «stop ai flussi», non racconta forse tutta la verità.

Quella che viviamo, non è la cronaca di un esodo. Ma la fotografia di un fallimento. Tutto italiano.

Per anni la politica ha chiuso gli occhi sul fenomeno migratorio. I segnali erano chiari a tutti. Ma a tutti conveniva far finta di niente. O cavalcare la tigre dell'italianità.

Avremmo dovuto prepararci a una accoglienza reale, organizzata, precisa e funzionale. Ci siamo invece comportati come se quella degli immigrati fosse un'emergenza come un'altra. Anzi, come l'emergenza rifiuti. E se in quel caso si aprivano discariche in ogni dove, sfidando la furia dei residenti, ora abbiamo accettato la logica dei centri di accoglienza. Idrovore di soldi pubblici e esseri umani.

Certo l'Europa non ci ha aiutato. Ma è sempre troppo facile prendersela con l'Europa (dopo che per decenni abbiamo lasciato le frontiere aperte a centinaia di migliaia di migranti che hanno raggiunto altri Paesi).

Critichiamo la Germania. Ignorando che ospita cinque milioni di turchi e ha gestito senza traumi l'arrivo di due milioni (due milioni!), di siriani.

Ma l'hanno fatto con logica e rigore. Imposto delle regole, preteso delle condizioni, offerto delle possibilità.

Noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo chiuso gli occhi e ci siamo lamentati.

Nel frattempo gli schiavi neri hanno coltivato le nostre terre, le puttane dell'Est e quelle nigeriane hanno sfilato sui nostri marciapiedi per gli amanti del sesso a pagamento. Abbiamo consentito a cooperative in chiaro odore di malavita organizzata di arricchirsi. Mercenari dell'accoglienza («tanto basta un tetto e un letto»), di spremere a fondo i soldi pubblici (nostri).

La politica non ha avuto né coraggio, né visione (poi si critica la Merkel). Solo paura. Ha ondeggiato in balìa dei sondaggi d'opinione.

Ora Renzi punta i piedi sullo Ius Soli. Per carità, una legge di dignità. Ma che non ha nulla a che vedere con quello che accade. L'ex premier ripete lo stesso stupido slogan di Salvini: «Aiutiamoli a casa loro». Ma davvero? Noi, proprio noi che non siamo riusciti in più di un secolo a dare respiro e speranza al Sud Italia. Saremmo in grado di risolvere questioni molto più drammatiche come quelle africane?

Sono stati sprecati almeno venti anni (suddividete le responsabilità fra tutti i governi che si sono succeduti, c'era anche la Lega). Non siamo riusciti ad articolare neppure la minima risposta. Forse non ci siamo posti nemmeno la domanda.

E ora siamo qui, in questa impasse totale. A osservare anche la persona più mite di buon senso urlare «ora basta». Un grido che comprendiamo. Ma che non potrà risolvere nulla.

Chi aveva la responsabilità e la possibilità di articolare una soluzione, l'ha sprecata. E ora si attacca all'Europa matrigna ed egoista per giustificare la propria inettitudine.

La colpa non è dei migranti, ma di una classe politica (senza risparmiare nessuno, vecchi e nuovi), incapace di affrontare una questione che richiedeva capacità straordinarie. Che poi è il minimo sindacale per chi si candida a guidare un Paese.