Studiare qui? Non serve. Mi iscrivo fuori e non torno più

La fuga dei nostri ragazzi parte dall'Università. I dati di Salerno, Avellino e Benevento.

studiare qui non serve mi iscrivo fuori e non torno piu

Ecco perché mi iscrivo alla Bocconi. Partono per anticipare l'emigrazione. La prima risposta dovrebbe arrivare dagli atenei del Mezzogiorno.

di Luciano Trapanese

E' un esodo. Il vero esodo, la vera emigrazione, la vera fuga dal Sud. Il segnale (l'ennesimo) di un declino annunciato. O semplicemente del mondo che cambia. E che desertifica di risorse ed energie proprio il Mezzogiorno.

La fuga è quella degli studenti universitari.

Il dato campano

Qualche dato campano, così per capirci. A Salerno, Avellino e Benevento il venti per cento circa dei nuove iscritti all'università ha scelto atenei del Nord o è andato all'estero.

Chiariamo: è un dato che può essere letto anche in positivo. Questo tipo di mobilità accresce conoscenze, competenze, segnala una vitalità intellettuale. E potrebbe garantire anche “ritorni” positivi.

Il punto è che chi parte non ha intenzione di rientrare. Ma di costruirsi una vita dove ritiene ci siano più possibilità. Ovvero lontano dalle desolate lande meridionali (disoccupazione giovanile oltre il 50 per cento).

Il mercato del lavoro

Ha un peso anche la migliore offerta formativa da parte degli atenei del Centro Nord, almeno rispetto a molte università meridionali.

Ma la questione centrale è il mercato del lavoro. Le opportunità per i neo laureati e i livelli salariali sono ben diversi al Nord rispetto al Sud. E la crisi economica di questi anni ha amplificato le ragioni di questa scelta. Al punto che sono cresciute e di molto le iscrizioni di studenti meridionali nelle università lombarde o piemontesi rispetto a Toscana, Umbria e Lazio.

Al Nord sono anche più semplici gli spostamenti, migliori le infrastrutture, più agevole partecipare alle lezioni.

Dalla crisi economica in poi...

Il trend è cresciuto dall'inizio della crisi. Meno iscritti al Sud e aumento di ragazzi meridionali immatricolati negli atenei del Nord. Ora sono il 25 per cento del totale. Dato che sale fin quasi al 40 per cento per le specialistiche.

Una fuga che ha anche un'altra conseguenza. Lasciano il Meridione i ragazzi di famiglie più abbienti e destinate a pagare rette più alte. Questo ha provocato minori entrate per gli atenei del sud costretti ad aumentare le rette (che restano mediamente più basse rispetto al Settentrione).

Ma non solo. I costi degli studenti meridionali al Nord – sostenuti dalle famiglie -, superano abbondantemente il miliardo e mezzo ogni anno. Altri soldi di fatto sottratti al Mezzogiorno.

Emigrazione anticipata

La scelta delle università settentrionali – oltre al prestigio di alcuni atenei – è dunque legata soprattutto a una questione economica. Alla possibilità cioè di inserirsi, dopo la laurea, più facilmente nel mercato del lavoro.

In pratica i ragazzi anticipano quello che ritengono sia il loro destino: andarsene altrove. E quindi, meglio farlo prima. E infatti – come certifica il rapporto sulle migrazioni interne del 2016 -, sei studenti su dieci non torneranno più. Costruiranno altrove la loro vita. E il primo passo è proprio l'università.

Perché ho scelto la Bocconi

Andrea è un ragazzo avellinese. Ha scelto di iscriversi alla Bocconi. «Sono cosciente di chiedere un grande sacrificio economico alla mia famiglia. E so anche che non tutti hanno questa possibilità.

Studiare qui non mi garantisce nulla

Ma studiare in Campania non mi garantisce nulla. Conosco tanti neolaureati, sono alla disperata ricerca di occupazione. La mia speranza è quella di iniziare a costruirmi un percorso già durante gli studi. Non ho la certezza di farcela, ma di sicuro ho più chance rispetto a chi ha scelto di studiare qui».

La risposta dalle università meridionali

Difficile invertire questo andamento. Ma forse una prima risposta potrebbe arrivare proprio dall'università. Non è semplice e ci vorrà del tempo. Servono soprattutto idee: innovative, integrate in un mondo del lavoro che è cambiato radicalmente. Alta tecnologia, ambiente, economia del turismo, diritto applicato alla Rete, web economy. Senza dimenticare un altro settore chiave del Meridione: l'agro alimentare.

Servirebbero anche fondi (molto difficile...). Ma soprattutto la capacità di rendere questi corsi immediatamente (o quasi), spendibili sul mercato del lavoro. Al Sud, al Nord o nel resto del mondo: questo non importa. Quello che conta davvero è ridare speranze e motivazioni ai nostri ragazzi. E rendere meno necessaria la decisione di andare via.