La fine degli antibiotici: moriremo per banali infezioni

Allarme mondiale. Cinquanta milioni di morti l'anno entro il 2050. La situazione in Italia.

la fine degli antibiotici moriremo per banali infezioni

Nei prossimi giorni incontro a Berlino. E' una apocalisse antibiotica. «Si rischia di tornare a prima delle pennicillina», incapaci di affrontare moltissime malattie.

di Luciano Trapanese

Di resistenza agli antibiotici si parla da tempo. Ma ora gli scienziati parlano apertamente di “Apocalisse antibiotica”. In pratica, l'abuso di questi farmaci sta moltiplicando il numero di pazienti per i quali sono inefficaci (resistenza, appunto). Ma non solo, anche l'ampio utilizzo di potenti antibiotici negli allevamenti animali ha contribuito a peggiorare la situazione e creare superbatteri killer. Difficilmente contrastabili.

Oggi muoiono ogni anno per questo motivo 700mila persone. Entro il 2050, saranno dieci milioni, con un tendenza di crescita esponenziale.

Si morirà per le infezioni più banali

Il motivo è semplice. In un mondo resistente ai farmaci, molte terapie sarebbero impossibili.

Anche gli interventi di routine, come la chirurgia addominale o la rimozione dell'appendicite. Senza la protezione antibiotica la gente morirà di peritonite o altre infezioni.

«Si correranno gli stessi rischi – dicono gli scienziati – che i pazienti affrontavano prima che nel 1928 Alexander Fleming scoprisse la pennicillina».

L'umanità deve affrontare uno dei rischi più grandi degli ultimi tempi.

Una prospettiva terrificante. Che sarà al centro di una conferenza internazionale che si terrà nei prossimi giorni a Berlino. Ci saranno scienziati, medici, politici, case farmaceutiche.

L'obiettivo è quello di accelerare l'adozione di misure necessarie per contrastare la resistenza ai farmaci. Non sarà semplice.

L'abuso degli antibiotici anche in agricoltura

Tra le cause che hanno provocato questa crescente minaccia, c'è l'abuso diffuso di antibiotici e altri farmaci. Oltre ai fallimenti che le aziende farmaceutiche hanno inanellato nelle ricerche sullo sviluppo di nuovi medicinali generici per il futuro.

In aggiunta, sono tanti i paesi dove agricoltori, allevatori (di pesce e bestiame), utilizzano in modo indiscriminato potenti antibiotici per accelerare la crescita di piante e animali. Il risultato è anche un afflusso nei corsi d'acqua di queste sostanze. Proprio lì, nelle acque, i micro organismi resistenti a ogni antibiotico si sviluppano con estrema facilità. E diventano agenti infettivi molto potenti e capaci di diffondersi in tutto il pianeta con una facilità sorprendente. Tra gli esempi, c'è la tubercolosi, fino a qualche anno fa era una malattia da trattare con una certa facilità, ma nella sua moderna e multiforme variante (nota come Mdr-Tb), uccide 190mila persone ogni anno.

L'Italia sta peggio di tutti in Europa

Ma com'è la situazione in Italia? Pessima. Nella bozza del “Piano contro la resistenza agli antibiotici”, l'Italia ha una delle situazioni peggiori in Europa. Le frequenze di resistenza variano dall'11,2 per cento per l'Enterococcus faecium (infezione che può essere trasmessa da uomo a uomo o attraverso cibo o acqua contaminata), al 55,9 della Klebsiella pneumoniae (http://klebsiella.it/), fino al 78,3 per cento dell'Acinetobacter spp ai carbapenemi, e proprio la resistenza ai carbapenemi degli enterobatteri è uno dei più gravi problemi emersi in Italia negli ultimi dieci anni.

Anche nel Piano redatto dal ministero della Salute italiano si evocano senza giri dii parole i rischi legati ai superbug (super batteri iper resistenti), e al ritorno a un'era pre antibiotica. Un'era – ribadiamo – in cui non c'erano armi per combattere moltissime infezioni, anche quelle che oggi ci sembrano banali. Per contrastare un simile pericolo sono al lavoro nel nostro Paese, il ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Istituto superiore di sanita (Iss), rappresentanti delle Regioni e delle società scientifiche. Ma nel frattempo, oltre al consiglio di evitare l'eccessiva prescrizione di antibiotici, non si è trovata alcuna soluzione. Soluzione, oltretutto, che non può in alcun modo essere adottata da un solo Paese. E' una emergenza mondiale.

Quel farmaco tossico e i superbatteri

C'è un esempio emblematico. La colistina. Il Colistin è un potente antibiotico messo in commercio negli anni '50. Il farmaco è diventato ben presto impopolare per i suoi tossici effetti collaterali. Così è stato utilizzato in veterinaria. Ma oggi, con la resistenza negli uomini ad altri antibiotici, i medici sono tornati al Colistin, «perché è meglio di niente».

Nel frattempo però il Colistin è stato usato in maniera imponente in agricoltura. Soprattutto in Asia, dove solo ora è stato vietato. Ma troppo tardi, si sono infatti diffusi molti microrganismi resistenti anche al Colistin.

Il turismo accelera la diffusione

Oltretutto con i viaggi, il turismo di massa, è difficile impedire ai superbug la diffusione ovunque.

Uno studio svedese – citato dal Guardian – ha seguito alcuni giovani che sono andati in vacanza in diverse parti del mondo. Nessuno di loro aveva batteri resistenti prima della partenza. Quando sono tornati ad un quarto di loro è stata riscontrata la presenza di bugs resistenti nell'intestino. Un esempio della natura estremamente pervasiva del problema.

Molti scienziati ritengono «incredibile che i medici possano prescrivere antibiotici solo sulla base di una loro immediata valutazione dei sintomi del paziente, proprio come si faceva negli anni '50. Sarebbero necessari test diagnostici per accertare la priorità urgente che richiede l'uso dei farmaci».

Ma se l'idea dei test è buona si scontra con una questione economica: la moltiplicazione dei costi per servizi sanitari già in difficoltà.