Delitto delle Fornelle: forse non è finita

Ancora una chance per Luca Gentile, condannato a 20 anni

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Salerno.  

Il delitto delle Fornelle ha sconvolto il centro storico di Salerno. Un rione macchiato dal sangue di un tremendo omicidio, impastato di un amore travagliato e presunte avances sessuali. Scenografia di un massacro di cui è rimasto vittima il carrozziere Eugenio Tura De Marco, trafitto da una coltellata fatale all'addome, a casa sua. Reo confesso il fidanzato della figlia Daniela, Luca Gentile, 22 anni. Il giovane è stato condannato a 20 anni di carcere.

L'accusa ne aveva chiesti 30, non ritenendo possibile la concessione delle attenuanti, ma applicando solo lo sconto di pena previsto dal rito abbreviato. Il giudice non ha riconosciuto poi l'aggravante dei rapporti familiari che permane però per la figlia della vittima, che il prossimo 16 ottobre, innanzi alla Corte d'assise di Salerno, dovrà rispondere di concorso morale in omicidio. I due avrebbero architettato tutto. Una storia d'amore contorta e ostacolata da quel padre “invadente” che più volte avrebbe tentato l'approccio con Luca. Ma nonostante la sentenza, potrebbero esserci ancora dei risvolti. Potrebbe non essere finita qui per Gentile.

La difesa dell'imputato si riserva la possibilità di ricorrere in appello, un'ipotesi che si fa sempre più strada. Resta poi ancora da chiarire il ruolo della figlia della vittima, la 23enne Daniela Tura De Marco. Secondo il sostituto procuratore Elena Guarino, titolare del fascicolo, non avrebbe fatto altro che «rafforzare il proposito criminale» del ragazzo, facendogli capire che la presenza del padre era il solo ostacolo alla loro relazione.

Conclusione alla quale si è arrivati anche analizzando i tanti sms che i due ragazzi si sono scambiati prima e dopo il delitto. Sarebbero proprio quei messaggi, recuperati attraverso le sofisticate indagini tecniche effettuate nel corso di questi mesi sui telefoni cellulari dei due, dai carabinieri del Racis, il raggruppamento specializzato nelle investigazioni scientifiche, a rappresentare, a parere della procura, una prova importante sulla responsabilità della ragazza. Quei “ti sostengo, ti capisco, ti amo” che avrebbero spinto il giovane ad eliminare per sempre l'impedimento al loro idillio amoroso.  

Sara Botte