Se ne sono andati, ci hanno lasciato più soli. Maledetto 2016!

Da Bowie a Prince a Cohen. E poi Scola, Alì, Cruijff... Stelle che brilleranno in cielo.

se ne sono andati ci hanno lasciato piu soli maledetto 2016

Il ricordo, i video e le emozioni che hanno segnato tutti. Soprattutto una generazione...

di Luciano Trapanese

E' passato, ormai. Un anno nero: crisi, futuro incerto, scenari da catastrofe imminente.

Un 2016 più rassegnato che rabbioso. Che è molto peggio: perché anche la rabbia – in fondo – nasconde una speranza.

E' un anno che ci ha portato via personaggi simbolo della nostra vita. Della cultura, della politica, dello sport, dello spettacolo. Una piccola ecatombe. Un cimitero, dove ora alloggiano gli eroi della nostra infanzia, i miti dell'adolescenza e i protagonisti della nostra giovinezza.

Sono andati via, ricordandoci che il tempo passa, spazza tutto. Ma non i ricordi, per fortuna.

Un po' come nel 1977. Anno funesto. Morti a pochi mesi di distanza Elvis e Charlie Chaplin. Con il primo avevo scoperto la passione per la musica. Con l'altro la magia del cinema.

Quest'anno sono stati tanti a lasciare per sempre il palcoscenico della vita. Svuotando la mia personale bacheca. E forse anche la vostra.

SPORT. Sono andati via due grandi. Prima Johann Crujff, l'olandese volante. Il campione che ha cambiato per sempre il calcio con i suoi Orange. Gioco totale, velocità, zona, fuorigioco, pressing. Sono nati con la sua Olanda. E di quella squadra (oltre all'imbattibile Ajax e al Barcellona), lui è stato il simbolo indiscusso. Da ragazzini volevamo essere come lui. Dopo Gigi Riva (e l'inevitabile Maradona), il calciatore che più ha saputo emozionare molti della mia generazione. Se n'è andato il 24 marzo.

Tre mesi dopo ha salutato il mondo - e sembra un paradosso – un altro immortale. Il re del ring. Mohammed Alì. Guardavo i suoi incontri di notte, con mio padre. I match che non dimenticherò mai, anche se ero piccolo. Con Frazier, Ken Norton, Foreman. C'era chi lo detestava: è un buffone. A me piaceva proprio per questo. E non era un buffone, ma uno spavaldo. Sicuro di sé. Del resto ne aveva i mezzi, le qualità, il carisma. Il più grande pugile di sempre. Quello che mi ha fatto innamorare della boxe. Preparandomi ad assistere con maggiore consapevolezza agli inimitabili anni '80, con Sugar Ray Leonard, Roberto Mani di Pietra Duran, Marvin Hagler il meraviglioso, Thomas Hearns il Cobra e Ray Boom Boom Mancini.

MUSICA. Il colpo al cuore è arrivato il 10 gennaio (pochi giorni dopo il suo compleanno). E' morto David Bowie, il duca bianco. Un'artista intramontabile. Sempre un passo avanti agli altri, dagli anni '60 a oggi (il suo ultimo album è uscito proprio mentre andava via per sempre). Da Life on Mars a Ziggy Sturdast, passando per Heroes e Let's Dance. E per finire al suo disco d'addio, una perfetta chiusura del cerchio. Dalla bellissima Starman degli anni '70, a Blackstar, l'ultimo disco per l'uomo delle stelle. Che ci fa fatto sognare, ballare, colorare di suoni ed emozioni le nostre giornate. Anche quelle più buie.

In primavera ci ha lasciati anche Prince, uno degli artisti simbolo degli anni '80. Un genio, senza dubbio. Che ha miscelato musica nera, nuovo rock bianco e i Beatles. Da Purple Rain in poi ha scaldato cuori e discoteche. Ma il mio album preferito – che forse non è il più bello – resta Sign o' the times. La colonna sonora di un'estate che non si può dimenticare sulle coste delle isole greche.

A novembre è morto anche uno dei cantautori più grandi di sempre. Leonard Cohen. Ci ha regalato pezzi eterni, compagni di serate invernali. Passate a casa con amici o con qualche ragazza. Cohen girava sempre sul piatto. In buona compagnia, tra Dylan, Neil Young e un altro tipo che ci manca tanto, Lou Reed. Hallelujah Leonard.

A Natale se n'è andata anche un'altra icona. George Micheal. Non mi ha mai entusiasmato. Ma molte sue canzoni sono state sempre lì a frullarci in testa e a ricordarci quelle atmosfere a volte cupe, rarefatte, un po' grigie ma così vitali che hanno segnato gli anni '80. Per chi ha la mia età, gli anni della spensierata giovinezza.

E la mia personale canzone pop, simbolo di quegli anni è stata Wonderful life, c'erano dentro tutti i suoni di quel periodo. La cantava Black. E' morto anche lui quest'anno. Il 26 gennaio.

Ma la musica ha perso anche altro. Giusto per citarne alcuni: Glen Frey degli Eagles (ricordate Desperado e Hotel California?), Keith Emerson e Greg Lake, degli Emerson, Lake and Palmer, i funamboli del prog anni '70. E Maurice White, fondatore di Heart, Wind and Fire (chi non ha ballato con le loro canzoni).

CINEMA. Il cinema italiano ha perso uno degli ultimi maestri, Ettore Scola. Nato a Trevico in Irpinia e vissuto a Roma, ha regalato grandi e indimenticabili film: Trevico – Torino, viaggio nel Fiat-Nam; C'eravamo tanto amati; Brutti, sporchi e cattivi; Una giornata particolare; I nuovi mostri; La terrazza; Ballando ballando e per me – l'opera a cui sono più legato -, La famiglia (chissà perché un film degli anni '80...).

Ci hanno lasciati anche il pasoliniano Franco Citti (che ha avuto un ruolo anche in una delle saghe che più amo, Il Padrino). Bud Spencer, che ha riempito l'infanzia di tanti di noi (vedevo i suoi film a Paestum, in un cinema sotto le stelle), Gene Wilder (solo per citare alcuni suoi film: Frankstein Junior, Il fratello più furbo di Scherlock Holmes, La signora in rosso). Karina Huff, per tutti gli amanti del cinema ultraleggero italiano (Sapore di mare), Carrie Fisher (la principessa Leila di Star Wars), sua madre Debbie Reynolds (chi non la ricorda in Singin 'in the rain con Gene Kelly).

Abbiamo perso anche due uomini simbolo del nostro teatro. In modi completamente diversi hanno acceso di parole e gesti, i palcoscenici italiani: Dario Fo e Giorgio Albertazzi. Sono legato soprattutto al primo. Un po' per gli studi, un po' perché ho sempre amato la follia quando va a spasso per il mondo con la genialità.

Quella stessa genialità, mai esibita e per niente folle di Umberto Eco, anche lui ci ha salutati quest'anno. Lasciando una importante eredità, e non solo Il nome della Rosa.

Senza dimenticare Fidel Castro, il lider maximo. Ha liberato Cuba dalla mafia e resistito con il suo popolo a un embargo durissimo e alla forza dirompente dello stile di vita americano. Un pezzo di storia. Controverso per alcuni. Straordinario per altri. Comunque sia una personalità epocale.

Tutti questi personaggi non ci saranno più. Ma in fondo resteranno sempre con noi. E non solo perché saranno le immagini a ricordarcelo. Hanno avuto tutto uno spazio nella nostra vita. Alcuni solo en passant. Altri in modo più intenso. Con la loro arte e le loro imprese.

 

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Ultima modifica 1/1/2017 14.00
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