Quel disastro ferroviario di Ariano a Pianerottolo

Venti vagoni stritolati in un attimo. Sotto la galleria fu un'ecatombe

quel disastro ferroviario di ariano a pianerottolo

Il racconto puntuale e toccante dal "Il Secolo illustrato" nell'edizione di domenica 13 ottobre 1889...

Ariano Irpino.  

Erano oltre cento i soldati a bordo del treno proveniente da Foggia, appartenenti alla milizia territoriale del distretto di Barletta diretti a Napoli, per l'istruzione di 15 giorni. Tre furono i morti nel terribile scontro avvenuto alla stazione Pianerottolo di Ariano Irpino.

Una tragedia che non tutti sanno e che abbiamo avuto modo di apprendere grazie a Raffaele Guardabascio, autore dell'interessante volume: "Ariano, ieri e oggi" presentato nei giorni scorsi in città.

Così è descritta in maniera puntuale e toccante dal "Il Secolo illustrato" nell'edizione di domenica 13 ottobre 1889:

"Siamo ad Ariano. E' notte: un lungo treno ferroviario penetra fischiando in una galleria tortuosa ed ecco che là sotto, un altro convoglio non meno rapidamente avanza, sull'unico binario. La curva è strettissima, nessuna forza umana può impedire che lo scontro avvenga formidabile, terribile. 

L'urto è tremendo. Venti vagoni sono in un attimo stritolati: tutto intorno è tenebra: all'orrendo fragore della catastrofe succedono le grida di terrore dei viaggiatori, i gemiti strazianti dei feriti. Quanti sono? Come soccorrerli? Quanti giacciono morti fra quel caos, schiacciati fra i repulsori, straziati dall'acqua bollente che sfugge alla caldaie, sepolti sotto le carrozze rovesciate?

La catastrofe di Pianerottolo avvenuta la notte dal 29 al 30 settembre del 1889, a parte anche il numero delle vittime fu per l'ora, il luogo e le circostanze, la più terribile fra le molte accadute in questi ultimi anni in Italia. 

Il vento muggiva fra le gole dell'appennino. Un acquazzone violento si rovesciava sulla montagna: infuriava la tempesta. 

Due treni il 252, proveniente da Napoli e il 907 proveniente da Foggia, si fermavano quasi contemporaneamente alle stazioni di Ariano e di Pianerottolo. La coincidenza dei due treni doveva aver luogo ad Ariano, quindi il treno proveniente da Foggia, che veniva in ritardo, fu fatto partire dal capo stazione. Esso però aveva fatto appena poche centinaia di metri quando un dispaccio del capo stazione di Ariano annunziava che la coincidenza avrebbe avuto luogo, invece, a Pianerottolo, e che il treno era già partito. L'arrivo di questo telegramma gettò lo spavento, la disperazione in ognuno, alla stazione di Pianerottolo. Quale catastrofe! - gridò cacciandosi le mani nei capelli e impallidendo come un morto, il povero capo stazione. Sotto la galleria accade di certo un'ecatombe! Corriamo! Avvisiamo!! e correva infatti, come fuori di sè. Frattando, nella contorta galleria, i due treni, sicuri della strada, si correvano incontro sbuffando e la catastrofe avvenne. Intanto dalle due stazioni, accorreva sul luogo del preveduto disastro la gente con fiaccole di resina, a rischiarare l'orribile quadro: le locomotive l'una sull'altra, peste, schiacciate, i vagoni in frantumi, penetrati gli uni negli altri, i feriti gementi sotto le rovine. E siccome uno dei treni era carico di buoi e di asini, così le urla di queste bestie ferite accrescevano l'orrore e la confusione.

Tre furono i morti nello scontro: i soldati Mauro Cavalli e Leonardo Cassetta e il mandriano Saverio Castiglione. Rimasero gravemente feriti sei agenti di ferrovia, dieci soldati e nove viaggiatori: l'ingegnere Santoro, il maestro di musica Carlo Stanislao Perito e Jannelli impiegati postali, Eduardo Majerini, Pasquale Capasso, Gaetano Pettinati, Gagliardi Francesco e Focher Arcangelo."