Punto di vistadi Pierluigi Melillo

Partiti a caccia di "impresentabili" per vincere le elezioni

La questione morale ritorna in primo piano, ma quello che manca è la responsabilità dei partiti

partiti a caccia di impresentabili per vincere le elezioni

Che fine hanno fatto gli impresentabili? E dove sono candidati? Ora che il voto si avvicina sarebbe opportuno non farsi condizionare dalle vicende nazionali con un sottosegretario accusato di collusione con la mafia, che resiste al suo posto, con buona pace di tutti. Altrimenti dovremmo pensare che sono stati rivisti i criteri di valutazione sulle persone che scendono in campo in politica e che ora ci chiedono fiducia e sostegno. Che dire? Ci manca la Bindi? Anche no. Proprio lei che etichettò come impresentabile, alla vigilia del voto, l'aspirante governatore De Luca per un processo che poi l'ha visto uscire del tutto indenne dalle aule giudiziarie. Una gaffe, in fondo in un processo mediatico che finì per diventare una gogna molto discutibile. Ma la questione morale, a giorni alterni, ritorna nel dibattito politico. E per fortuna. Anche se viene agitata dai personaggi politici a seconda delle proprie convenienze. Eppure l'elettore nel momento in cui sceglie un candidato sindaco deve poter capire se tra qualche settimana il soggetto in questione finirà sotto inchiesta oppure è una persona di cui si potrà fidare. Problema di non facile soluzione, indubbiamente. Dovrebbe toccare ai partiti la responsabilità delle scelte. Invece, alla fine, per quel che resta nelle segreterie politiche, conta solo l'obiettivo finale: vincere le elezioni. Ad ogni costo. Anche se dopo il verdetto delle urne la Procura potrebbe farci capire che in fondo abbiamo sbagliato a votare.