Punto di vistail commento di Pierluigi Melillo

Se i figli del boss fanno vergognare anche il padre in carcere

Il caso del killer di Noemi: impacciato al punto di sbagliare bersaglio. Ma lui nega tutto

se i figli del boss fanno vergognare anche il padre in carcere

Sono i figli di un boss. Ma del padre hanno preso solo gli esempi negativi, facendolo anche vergognare per come hanno messo in atto un agguato. Armando Del Re e suo fratello Antonio, stando alla ricostruzione degli inquirenti, non sarebbero arruolabili neppure per una fiction tv. Troppi errori marchiani per due personaggi etichettati come i due fratelli di Gomorra. Lui, il presunto killer, grasso e impacciato, che nel video registrato dalle telecamere della zona di piazza Nazionale, si muove con scarsa disinvoltura, senza accorgersi nemmeno della presenza della bambina. Spara all'impazzata senza centrare in maniera decisa il bersaglio di quella che doveva essere una missione di morte. E va, invece, a colpire una bambina innocente, che stava giocando con la nonna nella piazza del quartiere. Non ha seguito il codice delle cosche, che il padre, boss legato al clan Di Lauro, conosce bene. Dicono che negli ambienti dei clan della camorra, quella vera, che controlla gli affari illeciti e ordina le spedizioni di morte, non tutti l'abbiano presa bene. In carcere Armando Del Re rischia di subire vendette e ritorsioni. Anche se lui giura che non c'entra nulla in questa storia e che era a casa con i parenti, gli stessi messi in bella mostra insieme ai figli nelle foto postate su facebook. Al di là del livello criminale del presunto killer resta un dato: altri figli di boss, come Antonio Piccirillo (figlio di Rosario), sono scesi in piazza con Libera per dire che la "camorra fa schifo". Un bel segnale. Ma c'è, intanto, un'emergenza criminale sempre più grave: non si può più consentire che a Napoli ci sia gente, che in pieno giorno, sia libera di girare armata e di svuotare l'intero caricatore in una piazza affollata della città. La città civile che vuole la rinascita, quella invocata dal cardinale Sepe, è stanca delle passerelle dei politici. Ora è il momento di agire e di dare a Napoli quello che aspetta da tempo: più agenti sulle strade, più fondi per la scuola e la cultura e nuove opportunità di lavoro di giovani. Solo così la capitale del Sud potrà davvero sperare di sconfiggere il male.