Punto di vistadi Pierluigi Melillo

Strage bus, perché Acqualonga non c'entra nulla con Genova

Fa discutere l'assoluzione dell'ad di Autostrade che invece rischia per il crollo di ponte Morandi

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E' comprensibile la rabbia e l'amarezza dei familiari delle 40 vittime del bus precipitato sull'A16 a Monteforte Irpino, in una tragica sera d'estate di 5 anni fa. Cercavano giustizia, l'hanno avuta. Ma solo in parte. Speravano nella condanna dell'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, che l'ha fatta franca. Per ora. Il giudice monocratico di Avellino Buono lo ha assolto. Questo verdetto, che ha fatto gridare allo scandalo, irritando persino i due vice premier, va però capito. E non va assolutamente messo in correlazione, come hanno tentato di fare i parenti dei morti di Acqualonga, con la tragedia del ponte Morandi di Genova. Ci sono delle differenze evidenti. Che bisogna riconoscere. Certo, si sperava che da Avellino arrivasse un segnale. Per la verità forse più politico che giudiziario, che facesse emergere in qualche modo la grave responsabilità dei vertici di Autostrade rispetto allo stato di degrado e abbandono che si registra su tratti anche importanti della rete autostradale del nostro Paese. Ma il caso di Acqualonga è diverso da Genova per più di un motivo. Intanto, quel bus sgangherato che aveva percorso più di un milione di chilometri e camminava con una revisione farlocca non avrebbe dovuto essere ancora su strada. C'è poi la corresponsabilità di Autostrade rispetto alla barriera laterale del viadotto che si è sbriciolata come un grissino dopo l'impatto con il bus. Il giudice Buono ha ritenuto responsabili i tecnici di Autostrade per l'Italia per la scarsa manutenzione e per non aver avvisato i vertici della società della situazione di pericolo. In questo passaggio c'è la sostanziale differenza con Genova, dove invece Castellucci era stato allertato rispetto alla necessità di intervenire sui tiranti del ponte ormai usurati. Ma di questo se ne occuperà un altro giudice. La Procura di Avellino, intanto, farà appello. Cantelmo aveva chiesto dieci anni per Castellucci. La partita, ne siamo certi, non è ancora finita.