Punto di vistadi Pierluigi Melillo

Sondaggi e partiti in crisi, ecco perché l'Italia è populista

Il primato della Lega, Pd ai minimi storici: tutti gli errori commessi. Le attese verso il voto

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L'ultimo sondaggio elettorale elaborato dall'analista Nando Pagnoncelli è impietoso. Sembra una condanna senza appello per i partiti tradizionali. A cominciare dal Pd, crollato ai minimi storici, nonostante il disperato tentativo di rimonta messo in campo dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, o il manifesto dell'ex ministro Carlo Calenda, che invece di ricostruire la speranza di un centro sinistra unito ha finito per suscitare nuove tensioni e divisioni. Il 16,1 per cento attribuito ai dem fa rabbrividire se si pensa al glorioso 40 per cento rastrellato alle Europee cinque anni fa. Non se la passa meglio Forza Italia, accreditata di un poco incoraggiante 8,1 per cento. La "scossa" del ritorno di Berlusconi vale appena un punto in percentuale in un partito completamente svuotato di consensi dalla ruspa messa in azione da Matteo Salvini, che con la sua Lega (non più Nord) conquista il primato con il 34,4 per cento dei consensi, molti dei quali in arrivo dal Sud nonostante le gaffe e le offese dei leghisti di governo. E non sembra smuoversi il pacchetto elettorale ormai consolidato del Movimento Cinque Stelle, sorpassato da Salvini ma comunque al 25,4 per cento, nonostante i forti contrasti con la base per le politiche imposte e subite dai leghisti su migranti e grandi opere. Che dire? L'Italia è sempre più populista. Colpa naturalmente dei vecchi partiti che si sono allontanati dalla gente, in particolare per i metodi seguiti nella selezione della classe dirigente. Abbandonata la strategia del merito e della formazione si è scelta la strada dei fedelissimi e dei nominati. Si spiega così la Caporetto del marzo 2018, con lo tsunami a 5 Stelle che ha cancellato la rappresentanza parlamentare uscente in Campania. Non è un caso che dal sondaggio elettorale si scopre che il primo partito in Italia è quello degli indecisi e degli astenuti, al 42,5 per cento, con dati in sensibile aumento tra donne e giovani. E ora che all'orizzonte ci sono elezioni europee e amministrative il verdetto delle urne rischia di essere ancora una volta una brutta sorpresa per i partiti storici della politica italiana.