Punto di vistadi Pierluigi Melillo

La lezione di Sorbillo in una Napoli che vuole cambiare

Il titolare della storica pizzeria insegna l'arte della margherita ai migranti e dice no ai clan

la lezione di sorbillo in una napoli che vuole cambiare

Non è una provocazione. Anzi, Gino Sorbillo è sempre convinto che un'altra Napoli sia possibile. E lui la vive tutti i giorni in quei vicoli del centro storico, che sono pieni di colori e passione. La bomba della camorra che gli aveva devastato il locale non ha lasciato alcun segno, la pizzeria è tornata subito in campo sfornando margherite di qualità e dando lavoro ai ragazzi del quartiere che hanno scelto un'altra strada. Nemmeno i proiettili finiti sul bancone di Di Matteo, l'altra storica pizzeria del centro antico, hanno frenato l'attività coraggiosa di quelli che sono i simboli di una Napoli positiva e accogliente. Sorbillo lo sa, ed è per questo che ha aperto la sua pizzeria ai migranti, che sperano di avere un'opportunità imparando un mestiere antico. Il messaggio che lancia lo storico pizzaiolo, ora anche antirazzista, è chiaro: Napoli è accoglienza, la cultura dell'odio non appartiene a questa città. E il pericolo non arriva dai migranti. In questi vicoli ci sono due clan che si fanno la guerra: da una parte i Mazzarella, dall'altra i Rinaldi. Sono le due cosche che manovrano i ragazzi delle paranze e che cercano di imporre il loro diktat nel centro storico. C'è una sola strategia, una regia unica. Su questo gli inquirenti hanno pochi dubbi. Ma Sorbillo ha già scelto cosa fare: "Riparto dalla bomba per far emergere il bello di Napoli", ha commentato qualche tempo fa. Un'altra lezione di stile da parte di un commerciante napoletano, che non ha nessuna intenzione di piegarsi alle minacce dei clan e che è ormai simbolo di una Napoli che vuole cambiare. Avanti così.