Università, ansia di scegliere. «E la scuola non ci aiuta»

Come decidere la facoltà giusta? Così hanno risposto i nostri ragazzi.

universita ansia di scegliere e la scuola non ci aiuta

Scelta difficile e fondamentale. C'è chi è turbato e chi della sua vita ha capito già tutto. La filosofia di Pasquale: se sbaglio scelta pescherò il tonno...

"Studiate, studiate. L'università è importante per il lavoro", dicono. Certo, è una scelta importante. Sicuramente. E' in gioco il nostro futuro. Ma come fare la scelta giusta? Come capire che quella è la strada adatta alle nostre attitudini, alle nostre passioni? E i giovani? Cosa ne pensano?

Beh, le posizioni in genere sono due. Da una parte, c'è chi è indeciso, preoccupato. Turbato dai cambiamenti che comporta l'università.

Mentre, dall'altra, c'è chi della sua vita ha capito tutto ed è sicuro delle proprie scelte.

Ecco le opinioni di alcuni ragazzi del Vivaio di Ottopagine.

 

«A scuola, il tema università è tabù, quasi fosse un mondo proibito. Non se ne parla mai, a meno che tu non sia uno di quei pochi eletti a due passi dalla fatidica scelta. Tutti gli altri, devono studiare e basta senza fare domande. Poi, è normale che al quinto anno si venga presi dal panico. E certo, ti hanno catapultato all’improvviso da un mondo all’altro. Non è un passaggio graduale. Ti ritrovi, l’ultimo anno, a dover organizzare la tua vita, senza quasi nessuna preparazione. Ecco perché molti non hanno la più pallida idea di che facoltà scegliere. Si hanno solo disegni utopici, e non progetti concreti.

Io sono ancora al terzo anno. Ho tempo, mi dicono. Il tempo ci sarà anche, ma non l’orientamento necessario. Quello che so riguardo alle varie facoltà, lo devo alle mie ricerche. Alla maggior parte dei docenti non interessa prepararci in quel senso. In terza sei troppo piccolo, in quarta è prematuro, ma in quinta devi aver già preparato ogni dettaglio.

Del resto, non vedo l’ora di finire le superiori. Non è bello da dire, ma mi sto annoiando. Non ci sono più stimoli, solo uno studio passivo, che non porta a nulla, che non serve. “Adesso devi solo pensare a studiare, a formarti. Ogni cosa a suo tempo”. Concordo, capisco di aver ancora strada da fare, ma l’ansia c’è. L’ansia di crescere. La voglia di lasciarmi tutto alle spalle, di iniziare un nuovo percorso nei panni di un’adulta. Anche se di quel percorso non so nulla», incomincia Anita.

 

Mentre Giuseppe, del quinto anno, è assalito da dubbi.«Sono uno studente dell’ultimo anno di Liceo. L’esame di Stato è sempre più vicino. Il mondo Universitario inizia in qualche modo a perseguitarmi. Cosa farò? Quale facoltà scegliere? Ansia. Devo dare più importanza all’esame oppure alla scelta dell’università? Da questo presente incerto parte il mio futuro. Da qui parte la mia vita. Ho una grossa responsabilità. Tutto dipende da me e dalla mia capacità, dalla mia voglia di fare. Ho ancora qualche mese per scegliere con sicurezza la mia vita di domani. Sono ancora indeciso. Il Liceo Classico mi porterà sicuramente a continuare sulla via delle materie umanistiche. Giurisprudenza? Lettere? Forse, non so se mi garantirebbero felicità. Escluderei le materie scientifiche, non fanno assolutamente per me. L’indecisione scomparirà con il passare del tempo. In pochi mesi che ho a disposizione, dovrà esserci in me solo la certezza. Cosa mi riserva il futuro? Ora è tempo di riflettere».

 

«Dopo la maturità ti trovi a fare una scelta importante da cui dipenderà il tuo futuro: la scelta del tuo percorso scolastico e/o professionale. Cosa fare? Le possibilità sono infinite. È meglio iscriversi all’università? Frequentare un corso professionale? Entrare subito nel mondo del lavoro? Oppure è meglio prendersi un po’ di tempo per pensare? Frequento il quarto anno del liceo linguistico e ho ancora tempo. Ma il voler fare la scelta giusta per non ritrovarmi a frequentare una facoltà che non mi appassiona o a fare un lavoro che non mi piace mi ha fatto pensare sempre più spesso al futuro. All'inizio le porte mi sembravano tutte chiuse. Dopo il liceo linguistico o continui a studiare le lingue o non fai l'università, giusto? Sbagliato. Ho cercato tutte le informazioni sulle università che più mi interessano e ho capito in realtà la scelta è molto più difficile. Avere una base di conoscenze sarebbe l'ideale prima di cominciare un qualsiasi percorso di laurea, ma queste possono essere acquisite all'università stessa. Ogni corso è quindi aperto a chiunque abbia le capacità e la passione per affrontarlo. Tutto questo però mi ha reso solo più indecisa. Mi sono concentrata così sui miei interessi al di fuori delle lingue come la psiche e i suoi funzionamenti. Per studiarla si può frequentare la facoltà di psicologia o medicina per poi specializzarsi in psichiatria. Quella che più mi interessa è la psichiatria, ma la strada è tutta in salita. Non ho ancora scelto se seguire il difficile percorso della psichiatria o quello imprevedibile delle lingue. ma sono convinta che basti la volontà per affrontare qualsiasi cosa», dice Lucia.

 

A continuare è Mariagrazia, diciassette anni. «La scelta dell'università è una delle scelte più importanti, indubbiamente. Se sbagli facoltà, hai fallito. O quasi. Nulla toglie che si può sempre voltare pagina. Ma si sa, meglio partire col piede giusto. E per farlo, bisogna rifletterci. Rifletterci a lungo. Sarà strano ma io all'università ci penso da quando avevo il gembiulino blu . Già, sin dalle scuole elementari. Pura follia, starete pensando. E invece no. Ho le idee ben chiare sul mio futuro. E lo considero un pregio. Avevo dieci anni quando ammiravo mio zio con l'aureola di alloro in testa, alla sua laurea. Un giorno indosserò anche io quell'aureola, mi dicevo.

Avevo sempre dieci anni quando mi appassionai all'inglese. Beh, nulla al caso. Non poteva essere una coincidenza. Il mio futuro sarebbe stato l' "Orientale" di Napoli. Ne ero sicura.

Nel frattempo, sono al quarto liceo linguistico di Avellino. Scelta ovvia. Studio tre lingue: inglese, francese e tedesco. Adoro le lingue straniere. Ma oltre la passione, c'è la necessità, la professionalità. Già, in un mondo all'insegna della globalizzazione, parlare più lingue è un trampolino di lancio. E' evidente. Ti apre nuove orizzonti, nuove opportunità. Quando tutto manca, andare all'estero sembra l'unica soluzione. Insomma, è come avere un occhio in più», dice.

 

«L’università. Inizi a pensare all’università quasi subito quando sei alle superiori. Il primo anno passa senza troppe preoccupazioni, preso come sei dal nuovo ambiente e a familiarizzare con nuove materie. Ma già al secondo anno cominci a porti qualche domanda, del tutto inconsapevole di come funzioni il mondo delle università o addirittura il mondo del lavoro. Ti poni un obiettivo senza dargli troppo peso. Hai un’idea, più che altro. E io avevo delle idee, decisamente campate in aria a essere sincero. Perso a pensare di dover fare un lavoro prestigioso che mi portasse dei consistenti guadagni e dicendomi che quelli erano gli studi e il lavoro che avrei voluto fare. Volevo fare medicina, senza esserne troppo convinto. Poi un’illuminazione. Pensai “io voglio stare tranquillo, quindi per stare tranquillo voglio fare ciò che mi piace davvero”. Ripensandoci non ho mai avuto ansia o preoccupazione per “la scelta più importante della mia vita” come la definiscono in molti. Sono stato fortunato. Volevo fare qualcosa che mi piacesse davvero e ho trovato, invece, una cosa che amo: la filosofia. “Io farò filosofia”, mi sono detto. Tutto è stato chiaro e io mi sono sentito tranquillo. E’ una laurea inutile? Sarò perennemente disoccupato? Non mi importa. Se tutto andrà male andrò a fare il pescatore di tonno», racconta Pasquale.

 

Diverso è per Alessia. «La fine delle superiori è un traguardo a cui non voglio arrivare. Ho paura. Ho il terrore di alzarmi un giorno la mattina e non dover più entrare nella mia aula al secondo piano del Liceo Linguistico Imbriani. Ho il terrore di non poter più salutare la mattina la mia bidella Angela. E mi rattristo al pensiero di non poter più copiare nei compiti in classe. Sarà la fine di tante belle cose. Si arriverà a una scelta. La scelta della mia vita: l’Università. Voglio che sia una decisione presa con coscienza e responsabilità. E’ per questo che ci penso da due anni alla facoltà da frequentare. Sarei indirizzata per Scienze della della Comunicazione. Il mio sogno sarebbe quello di diventare una giornalista. Amo sapere e informarmi. Sono una tipa sveglia e mi piace mettermi alla prova».

 

A concludere è Vittoria. «Frequento l’ultimo anno di liceo classico, tra qualche mese finirà tutto. È strano, non è facile realizzare che sta succedendo, fino a poco tempo fa mi sembrava che le superiori dovessero durare ancora moltissimo, eppure eccomi qui, a pochi mesi dall’esame di maturità. Dire che mi dispiace sarebbe una bugia: non mi dispiace affatto. Sono un po’ spaventata, questo sì, andrò all’università, che sarà una cosa nuova e completamente diversa, ma soprattutto mi sento emozionata. Non disdegno gli anni passati a scuola, sono stati dei begli anni per me, ammetto che tra qualche mese potrei sentirne la mancanza, ma sono proiettata verso il futuro e non vedo l’ora di vivere l’esperienza dell’università. Ho intenzione di studiare lingue, probabilmente spagnolo e giapponese. Non è stato semplice scegliere che strada intraprendere, sento che c’è molto in gioco e ho avuto per tanto tempo paura di fare la scelta sbagliata, ma ora mi sento sicura. Voglio conoscere nuove culture, imparare le loro lingue e spero, un giorno, di essere capace di tradurre romanzi, e fare di questo uno dei miei lavori. So che sarà un percorso duro, impegnativo, ma sono felice di affrontarlo, non vedo l’ora di scoprire cosa porterà con sé».

I ragazzi e le ragazze del Vivaio di Ottopagine


 

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