Ferrovia: negli alloggi fantasma. «E le coppie là dietro...»

Video-Reportage in un buco nero della città. Un tempo destinato ai ferrovieri. Oggi è ridotto così

(Clicca sulla foto di copertina e guarda il video-reportage. A fine articolo tutte le foto). La struttura sta marcendo. Ecco come è ridotta all'esterno e all'interno. Dove le coppiette, a detta degli abitanti, si appartano sempre

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

(Clicca sulla foto di copertina e guarda il video-reportage. A fine articolo tutte le foto) «Se vai oltre il ponte, poco dopo la stazione, vedi che schifo. Dove una volta dormivano i ferrovieri. Un edificio abbandonato. Ci entrano pure. E lì fuori la sera le coppiette si appartano. E poi gettano tutto a terra: fazzoletti e preservativi»: La richiesta d'aiuto che ci ha spinto a intraprendere il reportage di oggi a Borgo Ferrovia. Degli ex edifici dei ferrovieri ci aveva parlato un anziano, mentre realizzavamo un sondaggio sulle adozioni gay. L'uomo ci aveva detto: viene lì alla Ferrovia e vedrai.

Superiamo la stazione e un sottopassaggio, sulla sinistra ci appaiono gli ex alloggi dei ferrovieri. Un palazzo di tre piani abbandonato.

Molte finestre sono sbarrate con assi di legno e le coperture di metallo coperte di ruggine. Così come arrugginiti sono anche i lampioni nel cortile esterno all'edificio. Un rapido giro nei dintorni, e troviamo le prove della nostra denuncia: alcuni preservativi usati.

Ora non ci resta che entrare, per vedere il resto. Scavalchiamo una bassa recinzione di metallo e siamo nel cortile degli ex alloggi per ferrovieri. Ci sono diversi rifiuti accatastati qua e là: doghe di letti, materassi, un credenza rotta, mattoni e calcinacci.

Dall'altro lato individuiamo l'entrata all'edificio. Una finestra spalancata dalla quale accediamo alla struttura. All'interno i fili elettrici sono stati divelti. Ma è ancora visibile l'ex citofono con tutti i numeri dei residenti delle camere.

Il resto dell'edifico? Un cantiere: mura scartavetrate, polvere e calcinacci sul pavimento, assi di legno e metallo sparpagliate qui e lì e poi, al di là di un muretto, alcuni materassi. Arredamenti mai portati via.

Tutto, all'interno dei tre piani dell'edificio, sembra congelato al momento in cui c'erano gli operai. E i loro segni sono ancora sparsi in giro: qualche progetto, mozziconi di matite, un succo di frutta.

Ma non sono i lavoratori gli unici inquilini a essere passati qui dentro. Ai piani superiori, infatti, troviamo qualche graffito, lasciato di certo da qualche giovane che ha approfittato del luogo appartato.

All'ultimo piano un bagno è sopravvissuto. Ci sono ancora le maioliche e un lavabo. Oltre gli spazi dove probabilmente dormivano i ferrovieri. C'è ancora qualche lampadina appesa con un filo al soffitto. Tra un vano e l'altro si esce all'esterno. Da questa balconata, poco distante da alcuni termosifoni divelti accatastati in un angolo, si può osservare la stazione poco distante. Lo sferragliare dei lavoratori sulle rotaie si ode benissimo da qui.

Torniamo fuori. Verso la stazione e il Borgo. Parlando con gli abitanti del posto, solo i più anziani sembrano ricordare quando gli ex alloggi per ferrovieri erano in funzione. Tutti concordano che gli spazi andrebbero riutilizzati.

«Una volta – racconta una signora – gli ex alloggi erano mantenuti dal fratello di Don Ferdinando con la moglie. E facevano un lavoro splendido. Andati via loro, è finito tutto».

«Certo – ci dice un uomo – si lamentano sempre che non si sono spazi. Se riutilizzassero quelli?».

Come dargli torto. Riqualificando quegli edifici si potrebbero realizzare al loro interno tante attività. Senza escludere le funzioni deputate a servizio sociale, per esempio dormitorio per senzatetto.

Intanto la struttura sta marcendo. Il Comune ha già parlato a Ottopagine dei suoi progetti per le periferie. Dopo i diciotto milioni destinati a Rione Parco e Quattrograna, dovrebbe toccare proprio alla Ferrovia essere riqualificata. (Guarda lo speciale dedicato alle periferie cittadine) Ma intanto il borgo è stato penalizzato dalla sparizione della Polfer. E, mentre si festeggiano le corse verso Salerno e Benevento, ecco che a due passi si trova il mostro del quale vi abbiamo parlato. Edificio che attualmente è di un privato col quale si potrebbe interagire per pensare a un riutilizzo funzionale del luogo. 

L'assessore all'Urbanistica, Ugo Tomasone, parlava di fare proprio degli edifici che appartenevano a Ferrovie dello Stato, residenze per studenti universitari. O spazi da destinare a delle startup. Una sfida che se vinta potrebbe davvero far rinascere un quartiere morente. Per ora, edifici come gli ex alloggi dei ferrovieri, gridano soltanto vendetta.

Dello stesso approfondimento, guarda: «Rione Parco, viviamo fra topi e amianto» - «I nostri bimbi giocano lì, fra siringhe e pezzi di vetro»

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