Avellino

 

di Andrea Fantucchio

“Core gruosso, te ne si jut tropp ambress” (Cuore grande te ne sei andato troppo presto). Il nostro breve viaggio nell'universo del gruppo musicale la “Lumanera”, attivi dal 2004, si apre con questo messaggio toccante dedicato ad un uomo che non c'è più: Antonio Ippolito che a Mercogliano conoscevano tutti.

La nostra breve chiacchierata  si tiene nello studio di CosmoRadioTaurasi durante la trasmissione Finestre d'Irpinia. (Clicca sulla foto di copertina per ascoltare i Lumanera)

L'intervista si trasforma presto in un live nel quale, fra musica e parole, anche chi non conosce la Lumanera viene avvolto e travolto da un universo davvero pittoresco e multiforme da visitare immediatamente. Per l'umanità e la carica emotiva che racchiude. Oltre alla semplicità autentica, vero marchio di fabbrica del gruppo.

Fatto in primo luogo di amore per la tradizione, sintetizzato splendidamente da Massimo Vietri: “Io dico sempre che la tradizione non deve mai essere tradita. Mi riferisco a tutti quelli che la scimmiottano per interessi personali. Col maccaturo (fazzoletto) in testa e magari scuotendo un bastone, senza conoscere minimamente i sentimenti, la storia, la cultura che c'è dietro quel modo di vestirsi e di essere. La tradizione si deve calare nel contesto attuale e quindi evolversi senza perdere i suoi tratti distintivi”.

Tradizione che vive anche nelle risposte di Giocchino Acierno, brevi ma profonde per la loro spontaneità. Gioacchino organetto e voce unica che, “La musica l'ho conosciuta da piccolino. Mi ricordo che giravo tutte le feste popolari attirato da melodie e parole che sentivo già mie. E poi spontaneamente ho cominciato a cantarle. A suonare. Cacciando fuori quello che sentivo dentro. Raccontando della mia terra, di quello che eravamo. Io, ad esempio, ripeto sempre che sono un figlio di Castellarte e di Mercogliano dovunque vada e con chiunque sia.”

Terrafuoco, il nuovo album dei ragazzi, è anche il nome di un progetto che Massimo porta avanti da anni: una manifestazione che fa rivivere il centro storico di Avellino che il cantautore irpino sente davvero suo.

Quella storia da proteggere e diffondere col racconto e il mito dei fuocaroni che sono incisi nel Dna della provincia irpina. E che danno il nome anche al gruppo, Lumanera è infatti un idioma mercoglianese per indicare i celebri falò.

E quei balli e quelle melodie, il desiderio di stare insieme, che intorno al quel fuoco rivive ogni volta.

Ma i musicisti della Lumanera sono anche i difensori di tutte le fasce deboli, dagli italiani rimasti senza casa agli immigrati sfruttati, senza dimenticare  le periferie dimenticate che diventano per gli speculatori di turno, “carne e maciello”.

Della quale disporre o sulla quale lucrare fino a quando questo popolo di ultimi si compatta e grida, “ora basta dovete ascoltarci perché ultimi proprio non siamo!”.

I componenti della Lumanera infatti non rinunciano mai alla speranza e alla forza della musica che è in primo luogo contaminazione, desiderio di unire culture differenti, età diverse, e anche modi di pensare che sembrano inconciliabili.

Una volontà che si traduce in canzoni come il nuovo “'O Ballo ro' Schuster” dove melodie sudamericane fraternizzano con le immagini di una Capocastello pullulante di vita.

E di personaggi che appartengono al vivere quotidiano del centro storico mercoglianese e che riassumono con la propria spontaneità di sentimenti, espressioni, comportamenti, una modo di essere autentico non intaccato dal tempo.

Una solidarietà che certo non cancella quegli spigoli e quella durezza arcigna tipica dei popoli di montagna che però, come il Costantino che appare nel video, “ si fanno sempre in quattro per  i “frati propri”.

“Per mettere tutti questi “soggetti differenti” insieme – ride e racconta Massimo – ci vuole pazienza ma anche capacità di intercettare il talento e le caratteristiche di ognuno. Oltre al carattere. E’ proprio la nostra diversità che permette di arricchire il gruppo di tutte le sue sfumature uniche. Oltre allo zoccolo duro ringrazio quindi volentieri Carmine Ioanna, Gerardo Palumbo e Angelo Olivieri senza dimenticare tutti quelli che ci hanno accompagnato in questo viaggio che dura ormai da dodici anni”.

“In particolar modo il pubblico – sorride Massimo – non c’è niente di più bello che ritrovare, in ogni paese che visitiamo, i volti di chi ci segue ovunque. Anziani e giovani quasi a testimoniare, anche anagraficamente, che la nostra musica riesce ad arrivare a tutti. E durante i live accade sempre una magia: non esiste un palco sul quale ci siamo noi e un sotto dove si trova la gente - continua - Le due dimensioni, quella di chi suona e di chi ascolta, si miscelano e spesso c’è chi sale con noi a cantare. O i più audaci che quando ci lanciamo fra la gente ci avvolgono letteralmente in un abbraccio che ci dà una forza incredibile. Un tipo di rapporto viscerale che ho visto anche nelle esibizioni di alcuni gruppi sudamericani e che mi ha subito conquistato”.

Ora il nostro viaggio potrebbe anche concludersi. E passare direttamente all'ascolto del cd.

Però vorremo ancora regalarvi, se avrete pazienza, un piccolo aneddoto di quello che è accaduto prima dell'intervista.

Potete anche evitare di leggerlo ma noi lo riteniamo importante per comprendere lo spirito semplice e diretto che c'è dietro il gruppo della Lumanera.

I ragazzi stavano fumando una sigaretta prima di entrare in radio. E allora siamo usciti a far loro compagnia.

Massimo Vietri si stava esibendo in un improbabile balletto sudamericano.

“Perché io dentro – dice il frontman della Lumanera – sono un po' salsero”.

E tutti gli altri che iniziano a ridere. Noi non facciamo eccezione. E’ lì che scopriamo anche gli altri membri del gruppo che magari appaiono di meno nelle interviste, ma senza i quali questo progetto sarebbe irrealizzabile.

Walter Vivarelli, quel crespo bravo ragazzo che si trova proprio nel mezzo dei due “cattivi di turno”, Massimo Testa e Fabio Soriano, che nelle retrovie delle esibizioni regalano siparietti comici e irripetibili.

Oltre ad un talento cristallino che viene fuori dalla chitarra di Massimo o dal flauto di Fabio. E tocca proprio a Walter con le sue percussioni e la sua batteria riportare l’ordine.

All’appello della nostra intervista mancano ma li salutiamo volentieri: Diego Iannaccone, col suo basso che ad Avellino e provincia tutti hanno sentito almeno una volta, e Maria Irpino, voce e fondatrice dei Lumanera. La quale, pur non essendoci fisicamente, attraverso messaggio ci ha tenuto a manifestare la sua presenza: “Vi ascolto – ha sentenziato – non parlate male di me o vi ammazzo”.

E nessuno ci ha pensato minimamente a contraddirla.

Auguri alla Lumanera per il loro nuovo disco da tutta la redazione di Ottopagine e Ottochannel. Che il futuro possa essere per voi ricco di tutti quei successi che meritate.