Un paio di novità. Emergono dall'ordinanza con la quale il gip Flavio Cusani ha disposto il sequestro dei beni di due delle quattro persone coinvolte nell'inchiesta, in corso da oltre un anno e mezzo e supportata anche da intercettazioni telefoniche, sulla gestione del servizio mensa, affidata alla Ristorò, nelle scuole di Benevento e nei centri psichiatrici e le residenze per anziani dell'Asl a Morcone, Puglianello, Bucciano, San Barolomeo in Galdo e Molinara.
La prima novità è rappresentata dalla comparsa dell'ipotesi di truffa, abbinata a quella di frode nelle pubbliche forniture. Quest'ultima era già stata prospettata, a vario titolo, nei confronti dei quattro indagati, al contrario dell'altra. Dunque, una new entry. Per un'accusa che 'arriva', due di cui non sembra esserci più traccia. Almeno nel provvedimento cautelare reale. Dove, infatti, non si fa alcun riferimento agli addebiti di commercio di sostanze alimentari contraffatte e nocive per la salute. Due 'capitoli' del codice penale contestati a coloro che sono rimasti invischiati nell'attività investigativa, ma che, appunto, non figurano nell'ordinanza. Adottata – lo ripetiamo – per frode nelle pubbliche forniture e truffa. Oggetto di uno stralcio o di una richiesta di archiviazione? Impossibile saperlo, allo stato.
Restano i dubbi, inevitabili. Come quelli legati al caso della pasta e ceci che per lungo tempo ha occupato le cronache. Pasta e ceci con i vermi secondo la denuncia di Altrabenevento, cui era seguito un video del Corriere.it. Pasta e ceci preparata e poi gettata via perchè i legumi non erano cotti, a detta della Ristorò, e non per la presenza di vermi. Di quella pietanza, tranne che in un passaggio del gip sui motivi di accoglimento della richiesta di sequestro, e delle relative implicazioni non si parla nell'ordinanza. Anche qui un interrogativo: che fine ha fatto la pasta e ceci?
Esp