di Marco Festa
Prendete una squadra in oggettiva difficoltà, reduce da due sconfitte consecutive, con la società e l'allenatore – soprattutto - contestato dai tifosi. Tifosi che farebbero carte false pur di vederlo dimissionario o esonerato. Aggiungeteci un rendimento in trasferta da brividi: sei partite, cinque sconfitte; dodici gol subiti, uno fatto. E ancora: mettete nel calderone la prossima tappa di un cammino finora turbolento: domenica, ore 15, stadio “Cabassi”, contro il Carpi, che l'anno scorso di Serie faceva la A e punta forte al riscatto dopo aver raccolto un punto nelle ultime due partite. Una delle quali persa in casa, contro l'Ascoli. Concludete inserendo più di un pizzico di motivata preoccupazione per le assenze di D'Angelo, squalificato; Camarà, Djimsiti e Radunovic, impegnati con le rispettive nazionali, oltre a quelle dei degenti di lungo corso, Gavazzi e Molina. Ecco la ricetta dal sapore amaro dell'Avellino, che questo pomeriggio ha ripreso gli allenamenti dopo il k.o. interno con il Frosinone.
Unici spunti “dolci”, per così dire, il graduale recupero di Jidayi, sottoposto a terapie, e quello già completo del portiere Frattali, rientrato regolarmente in gruppo dopo essersi visto costretto ad alzare bandiera bianca contro i ciociari per via di un problema ad una caviglia. Il lupo si rimbocca le maniche sperando di servire a chi lo denigra il piatto freddo della vendetta sportiva e il suo tecnico si appresta a quello che sarebbe l'ennesimo rimpasto di formazione. La perenne ricerca dell'equilibrio continua con il possibile passaggio al 4-4-2 con Asmah pronto a rilevare Crecco sull'out mancino difensivo; Belloni a giocargli qualche metro più avanti; Omeonga in rampa di lancio per prendere il posto del capitano ed il tandem Castaldo – Mokulu a cui aggrapparsi, più che affidarsi. C'è aria di bruciato, ma far riuscire la ciambella col buco adesso è d'obbligo. Altrimenti il conto da pagare sarà estremamente salato. Per tutti. E qualcuno in particolare.