Salerno

Massimo Borgobello è doppio ex di Salernitana e Ternana: con i campani un solo gol in otto partite durante il campionato 2004-05, mentre con 79 reti all’attivo è considerato il più prolifico attaccante degli umbri nel dopoguerra.

Cosa ha significato per lei giocare tanti anni a Terni ed avere compagni d’attacco molto validi tecnicamente?

“Ho giocato con grandi giocatori, mi sono davvero divertito molto negli anni in cui ho giocato in Umbria. Non capita tutti i giorni di avere colleghi di reparto del calibro di Frick, Zampagna, Zaniolo, Grabbi, Miccoli, Guzman, Jimenez, Buonocore e Cucciari. Credo di avere lasciato un bel ricordo a Terni: è una città che mi ha dato tanto. I miei figlioli vivono lì attualmente. A me piaceva giocare da prima punta con una seconda punta mobile alle spalle, mi sono trovato bene con i mie colleghi di reparto più mobili, ma anche quando ho condiviso il peso dell’attacco con punte di peso come Zampagna e Zaniolo abbiamo saputo coesistere, continuando a segnare insieme caterve di gol”.

Riesce a spiegarsi come mai la Ternana non sia andata in A nonostante una squadra di tutto rispetto?

“A volte subentrano fattori imponderabili che condizionano l’andamento dei campionati. Avevamo tutte le qualità per centrare la serie A in quegli anni. Ci capitò di vincere pure gare fondamentali: ricordo quando un anno a sei giornate dalla fine vincemmo di misura a Siena e non fummo in grado di centrare la promozione, forse anche a causa della stanchezza con cui concludemmo il campionato”.

Ci racconti di quando Del Neri e Osti la vollero per la prima volta a Terni

“Finito il campionato a Ischia, sembrava che dovessi andare a Terni: ero andato a pranzo con il mister Del Neri, friulano come il sottoscritto, e lì mi spiegò come intendeva fare calcio quell’anno. Il mio agente mi disse che, però, non gli giunsero chiamate dalla dirigenza dei rossoverdi, nonostante l’allora ds Osti (attuale ds della Sampdoria, ndr) avesse apertamente manifestato la volontà di prendermi. Poi, il destino ha fatto sì che succedessero delle cose importanti per la mia carriera. Fui preso dal Brescello e ci ritrovammo a giocare in Coppa Italia contro la Juve di Zidane e Montero: facemmo 1-1 in diretta RAI! All’epoca non c’era la medesima copertura televisiva dei nostri tempi e fu un evento rilevante. La Ternana risolse le remore circa il mio acquisto e mi comprò nel mercato di ottobre”.

Lei ha contribuito fattivamente, mettendo a segno una doppietta, all’ultima vittoria della Ternana a Salerno: 0-3 nel campionato 2002-03. Ovviamente ci auguriamo che la statistica rimanga inalterata…

(Se la ride, ndr) “Per me fu una partita molto importante perché venivo da un lungo infortunio. Avevo già fatto gol in coppa Italia a Salerno. Ricordo che giocammo più tardi del previsto la prima di campionato: per me era una sensazione che non assaporavo dal dicembre precedente, quando mi operai al ginocchio. L’anno precedente fui contestato dai tifosi della Ternana perché non ebbi un buon rendimento. Ricordo che si trattò di una gara molto intensa, come tutte le sfide contro le squadre allenate da Zeman. Segnò il gol del vantaggio Domenico Giampà, poi io misi a segno una doppietta: segnai prima con un tiro al volo su cross di Sussi e poi ribadendo in rete una corta respinta di Botticella, dopo essere scattato sul filo del fuorigioco ed aver tirato a rete. Ricordo con piacere tutti i gol messi a segno. Per te la gioia più grande da un punto di vista professionale può essere fare un articolo perfetto o intervistare un grande campione, per me fare gol era il coronamento dell’intero lavoro settimanale”.

Cosa pensa di Ternana e Salernitana?

“Ho visto un paio di volte i rossoverdi. Mi sembra una squadra giovane, alla quale manca esperienza. Avenatti ha buoni numeri: per caratteristiche è diverso dal sottoscritto, ma è chiamato a crescere da un punto di vista caratteriale. Ho seguito poco la Salernitana, ma ho visto che sta avendo un rendimento poco soddisfacente. Dall’esterno, posso semplicemente rimarcare quanto sia difficile giocare a Salerno, avendolo constatato sulla mia pelle. C’è poco equilibrio nei giudizi: basta poco per esaltarsi, altrettanto per deprimersi”.

Corrado Barbarisi