Avellino

 

di Andrea Fantucchio

Un tesoro inestimabile che nessuno o quasi conosce. Quello che si trova al secondo piano della biblioteca provinciale di Avellino.

Accanto ai preziosi manoscritti di Francesco De Sanctis c'è un libro di straordinario valore: lo ha scritto il grande Giacomo Leopardi. Forse il massimo poeta italiano di sempre.

Questo tesoro inestimabile lo scopriamo anche noi per caso.

Stamattina presso la biblioteca c'era la lectio magistralis tenuta dal professore Toni Iermano proprio su De Sanctis.

Prima che inizi ci conducono al secondo piano ed è lì che dinanzi ai nostri occhi si scopre questo mondo sconosciuto. Fatto di grafie da decifrare e storie troppo spesso dimenticate.

“Rendere fruibile – ci spiegano i membri dello staff – tutto questo patrimonio è un lavoro lungo e faticoso. Soprattutto quando si devono decifrare questi manoscritti che poi vengono inseriti nei libri di storia che tutti a scuola studiamo. Pensi che il professore Toni Iermano una sera uscì sudatissimo da queste stanze: aveva trascorso un'intera giornata immerso negli studi al punto da non mangiare neppure”.

Il nostro tour finisce proprio dinanzi al libro di Leopardi, Canzoni “Sull'Italia”. Ci spiegano che il manoscritto è un pezzo unico del quale sarebbe difficile calcolare il valore.

Ora lo vogliono divulgare.

E non può non venire in mente un altro “caso campano” che riguarda il celebre poeta di Recanati.

Quello dell'abitazione napoletana dove Leopardi è morto. In questa casa c'è una targa che ricorda proprio la presenza dell'artista ma viene spesso coperta da panni stesi come capita.

Questo disinteresse per un patrimonio comune a tutta la penisola italiana ma soprattutto al meridione fa spesso urlare allo scandalo.

E' invece fondamentale ripartire da questa “storia viva” che traspare dalla stanze della biblioteca.

Una storia fatta di aneddoti che se raccontati come fatto questa mattina potrebbero di certo rendere più allettante e affascinante un patrimonio che nessuno conosce e che spesso in tanti erroneamente associano ad archivi polverosi e lezioni ad esclusivo interesse di parrucconi.

Invece questa ricchezza rappresenta un potenziale straordinario attrattore dal quale ripartire e sul quale costruire un'economia virtuosa incentrata realmente sulla cultura e la storia.

Complimenti quindi alla biblioteca provinciale e al prof Toni Iermano per quanto stanno facendo. Continuino, Avellino sarà loro grata.