di Andrea Fantucchio
Se ci trovassimo a Londra e lì fosse morto Shakespeare probabilmente ci sarebbe la fila mattina e sera e, soprattutto, non ci troveremmo di fronte uno spettacolo simile. Indegno.
E invece, è proprio così.
A Napoli, dove fu composta “La Ginestra”, e morì il celebre Leopardi, in Vico Pero numero.2 (Mostrato nella foto a fine articolo) oggi sorgono mura scartavetrate emblema di un palazzo e una storia dimenticata.
Tutto è iniziato questa mattina. Quando vi abbiamo parlato del libro rarissimo di Leopardi che si trova proprio ad Avellino. E che in pochi conoscono.
Allora un nostro affezionato lettore, Pasquale Matarazzo, ci ha girato la foto che è in copertina. Mostra l'abitazione di Leopardi a Napoli.
E conferma quanto dicevamo: qui in Italia non sappiamo proprio valorizzare quello che abbiamo.
Quello di Leopardi è infatti solo il caso più emblematico. Per restare in Campania non dimentichiamo che sempre a Napoli si sono venduti la casa di Totò. Mentre a Salerno, nel palazzo dove è morto l'unico papa deceduto al di fuori dello Stato Pontificio, san Gregorio VII autore della riforma della Chiesa, ci organizzano le comunioni.
Gesualdo da Venosa, compositore di fama internazionale, citato persino nel colossal hollywoodiano True Story, di Rupert Goold. Eppure, salvo per le associazioni e gli abitanti del posto, un quasi sconosciuto.
Non si tratta di voler fare la morale a nessuno. Il mondo del turismo e del marketing territoriale in genere è un universo complesso e non esiste un'unica ricetta vincente.
Ma indignarsi, per casi come quello di Leopardi o Gesualdo, è doveroso.
Sopratutto se si pensa a quanto succede all'estero.
Prendiamo come esempio la Scozia, dove hanno costruito un turismo con quattro pietre. Si indignino pure gli scozzesi, ma è così. E questo va tutto a loro favore. Se pensate che si sono venduti persino quello che non esiste: il mostro di Loch Ness e i fantasmi.
Ma ci pensate?
Il turismo degli ectoplasmi mentre qui in Campania, culla della cultura, trattiamo la tomba di Leopardi come una volgare bettola.
Perché in primo luogo non conosciamo il territorio e le sue ricchezze.
Della capacità di valorizzarlo non parliamone proprio.
Ci manca l'abilità tradurre in modo coerente ed incisivo le specificità di un territorio. Esaltandone gli aspetti di forza.
Siamo invece maestri nell'arte di “cantarcela e suonarcela da soli”. Di dire, “a ma quante cose abbiamo”. Eppure, finché restano confinate nel nostro orticello servono davvero a ben poco. Se non a farci rodere il fegato. Così come è accaduto per Leopardi.
De Magistris, così attento alle esigenze dei cittadini, se ci anche per il poeta di Recanati, batti un colpo.