Avellino

 

di Marco Festa

“È finito il tempo delle chiacchiere, parliamoci chiaro. La luna di miele è finita: tredici partite sono già tante. Meglio non parlare e fare i fatti”. Così, ieri, in conferenza stampa, Domenico Toscano. Il mister del lupo è il primo ad essere consapevole che quella in programma domani, allo stadio “Cabassi”, contro il Carpi, è una gara decisiva, determinante per il suo futuro. Il conclamato contatto con De Canio, dopo la sconfitta con la Spal, ha di fatto reso di dominio pubblico l'intenzione dell'Avellino di dare una sterzata in panchina in caso di mancata continuità di risultati. Inevitabile, in virtù del k.o. casalingo con il Frosinone, che l'orientamento della dirigenza sia stato rinforzato. Accantonata l'opzione che conduceva al tecnico materano, la società avrebbe virato con decisione su Walter Alfredo Novellino, che sarebbe stato preferito ad un allenatore emergente il cui nome suscita grande fascino: Fabrizio Ravanelli. La scelta dell'eventuale successore farebbe leva su una motivazione precisa: andare a colpo sicuro, senza assumersi il rischio di privilegiare la prospettiva all'esperienza in una situazione già complicata, soprattutto per le pressioni ambientali. E allora è davvero l'ultima spiaggia per il trainer calabrese, che deve fare a meno di D'Angelo, squalificato, e rinunciare ai nazionali Radunovic, Djimsiti e Camarà. Non resta che giocarsi il tutto per tutto. Si passa al 4-4-2: Frattali tra i pali; Gonzalez, il redivivo Migliorini, Perrotta e Diallo in difesa; Lasik (influenzato, ma favorito su Belloni), Omeonga, Paghera e Asmah a centrocampo; Ardemagni e Mokulu in attacco. Serve un'impresa per cambiare un destino che sembra già scritto.