Avellino

di Luciano Trapanese

Non è la soluzione del problema immigrati. Ma è una strada saggia, percorribile, intelligente. E proprio per questo insolita per un Paese, come il nostro, abituato com'è ad affrontare con isteria, contrapposizioni ideologiche, valanghe di insulti e slogan con annesso tornaconto elettorale, qualsiasi tipo di emergenza.

Parliamo dell'iniziativa avviata dall'amministrazione comunale di Monteforte. Tanto di cappello. Dare la possibilità di alternare per lavori di pubblica utilità i trecento e più ragazzi immigrati ospiti dei centri di accoglienza del paese. Si occuperanno di giardinaggio, cura degli spazi pubblici e pulizia delle aree comunali.

Verranno pagati con i pocket money e fondi reperiti dalla prefettura e destinati all'utilizzo di strutture comunali.

Il comune non ci rimette niente. Riceve un servizio importante. E gli immigrati lavorano piuttosto che ciondolare senza fare nulla, facilitando quindi anche la loro integrazione.

La notizia l'abbiamo pubblicata ieri. Tanti i commenti dei lettori. E sono stati pochi quelli che hanno pronunciato la fatidica frase “prima gli italiani”. Tutti gli altri hanno accolto bene l'iniziativa di Monteforte. Smentendo quelli che continuano a sostenere: «Il web è il luogo di libero sfogo per malpancisti e malcelati razzisti da tastiera».

Noi, non avevamo dubbi (il web è anche molto altro, per fortuna). Quella di Monteforte è una soluzione di buon senso. E che guarda avanti: questi ragazzi inseriti in un contesto lavorativo, impegnati anche per il bene della comunità che li ospita, non possono che vivere con minor disagio la loro situazione. Ma non solo: verrebbe meno anche una parte del disagio dei residenti, che osservandoli al lavoro potrebbero con maggiore facilità mettere da parte qualche inevitabile pregiudizio.

Pensate – al contrario - a lasciare gli immigrati per mesi, anni, chiusi in un centro di accoglienza senza far nulla. Come si può solo immaginare che non si inneschi – è inevitabile – una situazione esplosiva?

E' bastata un po' di lungimiranza. La capacità di andare oltre l'ovvio (ce ne sono troppi, se ne devono andare), di superare l'attrazione – fatale per qualche politicante – verso posizioni intransigenti e che si ritengono, a torto, più popolari.

L'intransigenza è popolare solo se non c'è alternativa. Se, cioè, si pone il cittadino di fronte ad un bivio semplice: dobbiamo continuare ad accogliere nei centri altri immigrati o bisogna mandarli via?

Il “mandarli via” è la risposta più ovvia.

Ma di fronte alla scelta di Monteforte, il “mandarli via”, non è l'unica opzione (del resto anche difficilmente percorribile).

Gli amministratori irpini hanno fatto quello che il governo non è stato in grado di fare. Hanno aperto una strada. Trovato una risposta. Di fronte avevano un problema enorme e come controparte solo la prefettura (che oltre a collocare gli immigrati nei centri non poteva).

Speriamo si segua anche altrove questa strada. Vivere gli immigrati non come un peso, un disagio e un motivo di rabbia, ma – soprattutto in quei comuni che si stanno spopolando -, ritenerli una sorta di nuova linfa. Quella energia vitale che si sta spegnendo in tante comunità, sempre più anziane, sempre meno numerose.