di Marco Festa
"Le società cambiano, gli allenatori cambiano, i giocatori cambiano. A fine anno ci sarà tempo di tirare le somme. Ma non dimenticate che l’Avellino è vostro. Resta a voi. Ed è per questo che sarebbe opportuno mettere da parte questo clima ostile per ritrovare unità d’intenti".
Queste parole le pronunciava lo scorso 11 novembre Domenico Toscano. Proprio lui che in pochi mesi è riuscito in un’impresa che non pensavo fosse possibile: diventare, per tantissimi, più importante dell’Avellino; della difesa di quei colori biancoverdi con più di cento anni di storia, ma, soprattutto, dei risultati e della classifica. Tra i tifosi, a fine partita, c’era una volta "a quanti punti stiamo?”. Adesso non c’è più tempo per “secondo me doveva far giocare questo e non quell’altro” e nemmeno per “le altre che hanno fatto?”. Dimenticato pure quello che non è propriamente un dettaglio: “a quanti punti sta la zona salvezza?". Non c’è più spazio neanche per gufare le altre campane: per godere, con spirito goliardico e campanilistico, delle loro eventuali battute d’arresto.
No. C’è solo un quesito che ha valore. Posto in ogni modo. Ad ogni ora. In ogni istante. Nei commenti degli articoli, in posta privata, al cellulare: sms o WhatsApp non fa differenza. Dagli amici di famiglia a cena. Dagli amici e basta. Per mari e monti. All’elenco manca solo: attraverso un messaggio legato alla zampa di un piccione viaggiatore o dopo uno squillo di tromba con tanto di papiro srotolato per la pubblica lettura.
E allora, rullo di tamburi: “Ma Toscano lo confermano o lo cacciano?”. Ed ecco perché tornano alla mente quelle parole di Toscano. “L’Avellino resta a voi”. Questa dovrebbe essere la vera ossessione. Il motivo è semplice: non oggi, non domani; non da dimissionario, non da esonerato, ad un punto Toscano cederà il posto. C’è da metterci la mano sul fuoco. Così come accadrà ai dirigenti. È la vita. Detto ciò, come può il destino di un presidente, di un direttore sportivo, di un direttore generale, di un team manager, di un calciatore, di un allenatore, essere ritenuto, essere diventato, più importante di quello della squadra?
Ecco, è proprio questo il punto. Bisogna ristabilire le giuste priorità. Sia chiaro: ognuno è libero di farsi la propria opinione su chiunque e il calcio è come un’arena in cui c’è libertà di alzare o abbassare il pollice. Ma alla fine dello spettacolo. “Resta l’Avellino". E di questo passo, per responsabilità di tutti, nessuno escluso, è alto il rischio di ritrovarselo in Lega Pro. Sì perché mentre tutti pensano a Toscano, si augurano pure le sconfitte pur di non vedere più il suo insolente pizzetto calabrese davanti agli occhi, la Serie B se ne infischia e ricorda due “cosine”: l’Avellino è in zona retrocessione - per fortuna ancora ad un solo punto dalla zona tranquillità - e tra una caccia all’uomo e un’altra il calendario è già alla giornata numero 15. Ah, per inciso: sabato c’è una sfida vitale in chiave salvezza contro il Pisa.
Contro quel Pisa che, giusto per ricordarlo, convive con serie vicissitudini societarie. Ed ecco un altro assist. Ad esempio lì hanno scelto di affrontare i problemi in un modo: mettendo la squadra davanti a tutto. Prima di tutto. Così come ha fatto la Curva Sud dell’Avellino: faro in mezzo alla tempesta nell’epoca della gogna social. Mai una polemica, sempre sostegno. Dal primo a oltre il novantesimo. Occhio, contestazione pure, ma con una differenza differenza: i modi e i tempi. Sempre giusti.
Insomma, Toscano sarà pure la causa di tutti mali - anche se è intrinseca nella definizione di gruppo che si vince e si perde tutti insieme - ma dato che non c’è controprova che cambiando le cose andranno meglio; dato che nonostante tutto è la società a decidere il suo futuro - e finora, pur guardandosi intorno, ha deciso di tenerlo - la domanda, per dirla alla Lubrano, sorge spontanea: è più importante occuparsi di affilare la lama della ghigliottina per il tecnico - ma pure per i Taccone, per Gubitosa, per De Vito -, curarsi della durata del suo contratto, o tornare a concentrarsi sull’importanza di essere in Serie B? C’è tempo per i processi. Non è questo. I riflettori vanno puntati sulla squadra: che ha un mix di limiti tecnici e potenziale; tanti giovani alla prima esperienza con i loro annessi limiti d'esperienza. Solo il tempo può migliorarli. Piaccia o no. C’è da soffrire: piaccia o no. Sostenendo il lupo, quello che dovrebbe far venire i brividi sulla pelle in barba a tutto, non c’è la certezza che vinca le partite. Dividendosi c'è la certezza di perderle; di contribuire a che ciò accada. Ma che bello sarebbe se tornasse ad avere una spinta in più da parte di tutti. Signori, la Serie B è troppo importante per permettersi di perdere di vista il vero obiettivo: bisogna salvarsi. In qualsiasi modo. Ed è questa l’unica cosa che conta. L’unica cosa utile da fare è trasformare il Partenio-Lombardi nella vecchia, cara, decisiva bolgia. Che "Toscano lo confermano o lo cacciano?” ceda il posto a “Sabato bisogna vincere”. Insieme.