Benevento

Circa 300 studenti di tutte le scuole beneventane hanno occupato la sede dell'Ufficio scolastico provinciale di piazzale Gramazio al fine di “chiedere ancora una volta l'incontro con il presidente della provincia, i vigili del fuoco ed il sindaco di Benevento. Viviamo spiegano dal Collettivo - una situazione di sconforto nelle nostre scuole: muri che rischiano di cedere, infiltrazioni che costringono ad avere corridoi cosparsi di secchi, cartelli che allertano i ragazzi a non affacciarsi alle finestre perché c'è il rischio che cadano dei calcinacci dal soffitto. In occasione di questa giornata riconosciuta per antonomasia come “la giornata internazionale dello studente” ricordiamo l'assassinio avvenuto nel 1939 di uno studente manifestante che venne colpito da un colpo d'arma da fuoco sparato dalle forze dell'ordine. Il giorno seguente – ricordano ancora gli studenti -, il corteo funebre si trasformò in una manifestazione anti-nazista ed i manifestanti vennero deportati nei campi di concentramento dalle autorità naziste. Il 17 Novembre è quindi il giorno in cui gli studenti rivendicano il sacrosanto diritto ad esprimersi liberamente ed il diritto allo studio, se non fosse però per la situazione che noi studenti viviamo nel 2016”.

Il collettivo spiega anche come “alcuni studenti sono stati addirittura minacciati di sospensione perché facenti parte di un movimento studentesco che esprime “troppo” il suo dissenso contro il sistema attuale; altri dirigenti hanno preso provvedimenti disciplinari (note disciplinari, sei in condotta) perché gli studenti hanno aderito alla manifestazione dell'11 novembre. Abbiamo presidi o insegnanti nelle nostre scuole che aderiscono ed intervengono a convegni di associazioni che in passato hanno ospitato esponenti del terrorismo nero e ciò ci costringe ad assistere esterrefatti a quella che è una regressione del tessuto sociale che ci riporta al sapore del fascismo che nelle nostre scuole non può vivere un'ora in più. Abbiamo quindi denunciato questi fatti al provveditore agli studi chiarendo che non ci arrestano delle infime minacce di sospensione o dei provvedimenti disciplinari, siamo una generazione ribelle che instancabilmente rivendica i propri diritti e che non ha timore di gridare e manifestare il proprio dissenso nei confronti sia del governo Renzi , sia dell'involuzione sociale che dilaga tacitamente. La risposta del provveditore è stata la volontà di sollecitare il presidente della provincia a concordare l'incontro promesso lo scorso 5 ottobre ed a prendere provvedimenti per quanto riguarda la mancata democrazia all'interno dei nostri istituti”.