Avellino

Difficile dirgli addio. Difficile dire addio a Mario Petruzziello, "on Mario 10 carte" per chi ha avuto la fortuna di sedersi a tavola e conoscerlo nella sua attività di via Pironti. E' stato lui lo storico e unico oste della città di Avellino. Il suo baccalà arrecanato è diventato leggenda. Se ne è andato a 81 anni il custode della tradizione culinaria avellinese, salutando per sempre la sua osteria, uno dei locali tradizionali più tipici e rinomati, nella sua semplicità, della città. 

 

IL LUTTO, I FUNERALI. Si è spento domenica 29 marzo a 81 anni, lasciando nel dolore, oltre ai figli Umberto e Ornella e gli adorati nipoti Marco e Mario, i tanti buongustai che la sua arte culinaria ha deliziato negli anni. In quell'osteria unica per la genuinità e semplicità della proposta ha continuato a lavorare fino a pochissimo tempo fa. 

 

IL RICORDO DI LIBERO CARFAGNO: «Per chi conosce l'osteria da Mario -commenta il vigile urbano Libero Carfagno, storico cliente e amico di 'on Mario- oggi è un triste momento. Mario ha sempre creduto che solo con la qualità e la semplicità degli ingredienti di base si possa godere la vita. Amava la montagna, andare a caccia, fare il vino e trovare funghi. Amava fare queste cose con e per gli amici. L'umanità e la generosità restano i tratti distintivi di un uomo di altri tempi legato alla tradizione, ma capace di capire il presente, senza farsi mai stravolgere e turbare da mode e tendenze. Era un maestro di accoglienza e di vita. Parlavamo spesso di noi, della città e dei tempi che cambiano. Spesso mi sedevo accanto a lui. Se ne è andato un amico, un gentiluomo».

 

"LA FIASCHETTERIA" E LE "COLAZIONI" PANE E TONNO. Con 'on Mario se ne va un pezzo di memoria storica: era stato infatti custode degli avvenimenti di grande trasformazione del capoluogo dal 1951 ad oggi. Prima era "La Fiaschetteria", crocevia storico di via De Sanctis vicino alle fermate di bus e corriere, che collegavano Avellino con tutto il resto. Ce lo racconta il figlio Umberto, che ricorda come il padre avesse portato i sapori de "Le Silve" dove era nato, montagna a ridosso della Variante Sette Bis, in città. Il fiasco di vino e le famose "colazioni" erano diventate l'eccellenza e una tappa obbligata nel cuore dei collegamenti di una Irpinia che cambiava molto velocemente in quegli anni di ripresa e trasformazione.

 

IL FIGLIO UMBERTO: PER MIO PADRE GLI AMICI ERANO TUTTO. «Ricordo che mio padre - racconta con malcelata emozione, Umberto - mi raccontava di quei venerdì e martedì in cui sotto "la ferriata" del convento di San Francesco (era ubicato dove oggi è sorto palazzo Ercolino, ndr) c'era il commercio di bestiame, che attirava in città tantissime persone».

 

LE RICETTE DE "LE SILVE". Profumate, ricche, semplici anche quelle colazioni, da cui nacque l'Osteria che arrivò dopo il terremoto in via Pironti, erano fatte di pane casereccio e baccalà piuttosto che con il tonno. «Tutte ricette che mamma Iolanda con amore e competenza  preparava ogni giorno. E poi il vino, nel fiasco, un'immagine che già di per sé fa capire a tutti il profumo e l'anima del tempo di cui stiamo parlando». Ma quello che amici e parenti, conoscenti e avventori ricorderanno sempre di on Mario era la sua umanità, che si manifestava in brani quotidiani di unica ed irrinunciabile generosità.

 

BAVARO: SE NE VA UN UOMO BUONO. «Era un uomo eccezionale - dice di lui Dario Bavaro, direttore del Teatro Carlo Gesualdo-. Lo vedevo spesso far del bene. In silenzio e discretamente era sempre pronto a dare un piatto di pasta a chi ne aveva bisogno. E' questa la bellezza di un uomo che lascia traccia della sua grandezza, in una famiglia cresciuta unità e semplice e in un'osteria che si è trasformata in casa per tanti clienti affezionati». Vero maestro di accoglienza, è riuscito a fermare il tempo tra due colori: il giallo delle pareti e le tovaglie rosse e bianche a scacchi.

 

MATARAZZO, AURISICCHIO E VITALIANO. I VOLTI, LE STORIE. E poi quel tavolo dove sedeva sempre Gabriele Matarazzo, magari in compagni di Don Vitaliano. Un posto scelto e preciso, diventato parte di un rituale che è parte della storia di una comunità. «Il bello di mio nonno - racconta Mario, figlio di Umberto - era che riusciva a capire le persone e a farsi capire. Per questo i nostri clienti si sono sempre sentiti a casa. L'Osteria da Mario è e sarà un posto fatto di persone, in cui alla vecchia maniera avellinese ti senti a casa tua».

 

di Simonetta Ieppariello