Lo avevamo detto ieri mattina, lo ribadiamo oggi: a Latina si doveva vincere. Per dare una svolta al campionato, per sfatare il tabù delle due vittorie consecutive (che mancano da due anni), ma soprattutto per vivere con meno ansie il terribile bimestre dicembre-gennaio che sarà contraddistinto da sfide dall’elevatissimo coefficiente di difficoltà. Affrontare consecutivamente la doppia trasferta Bari-Frosinone, il Carpi di Castori,il derby di Avellino, il match con il sorprendente Perugia, le gare con Spezia, Verona, Novara e Cesena occupando la posizione destra della classifica non è propriamente il massimo, soprattutto perché la rosa a disposizione del mister è degna di ben altri traguardi.
Nessuno vuole o pretende la serie A o la lotta ai play off, ma sembra di rivedere il copione della passata stagione: squadra che non rende in base alle oggettive potenzialità, allenatore beccato dal pubblico, difesa perforata quasi tutte le settimane, tutto condito da un pizzico di sfortuna e da errori arbitrali a ripetizione. Dopo i due gol annullati ingiustamente a Donnarumma e il rosso severo a Tuia in quel di Cittadella, ieri Pinzani ha incomprensibilmente graziato Bandinelli che, già ammonito, frenava una ripartenza ospite con un plateale e volontario fallo di mano. Il direttore di gara, non nuovo a topiche grossolane, ha sorvolato pur essendo ben piazzato, eppure bastava applicare il regolamento per fare giustizia.
Ciò detto, va sottolineato che questa Salernitana è ancora indecifrabile: a momenti sembra una squadra sbarazzina capace di sciorinare un calcio piacevole, a tratti si imbatte in amnesie puntualmente punite dall’avversario di turno. Gli errori dei singoli e le scelte tecnico-tattiche stanno condannando la Salernitana ad un campionato anonimo, che non sta scaldando il cuore dei tifosi. L’approccio è stato sbagliato sia nel primo sia nel secondo tempo, la gestione di Alfredo Donnarumma lascia a desiderare (anche ieri l’attaccante ha lasciato il campo mugugnando, la Salernitana era sotto di un gol e togliere un bomber come lui è apparso azzardato e incomprensibile), qualche calciatore è l’ombra di sé stesso (Della Rocca, Odjer, ma ultimamente anche Vitale), fortunatamente Coda sta timbrando il cartellino con continuità pur confermando la tendenza a segnare gol difficili e sbagliare quelli facili. Non avesse ciccato quel pallone a tu per tu con Pinsoglio avremmo commentato un’altra partita, ma cosa si può rimproverare ad un atleta che canta e porta la croce sfiancandosi in un lavoro oscuro che lo rende insostituibile e incriticabile?
Complessivamente, ad ora, la stagione della Salernitana è da 5,5: siamo d’accordo con Fabiani quando afferma che non si raccoglie quanto si semina, ma beccare sempre gol e vincere una sola partita esterna in un anno fa capire che c’è qualcosa che non funziona. Emblematica una statistica: la Salernitana (finalmente a segno nei minuti finali) si sblocca mentalmente e fisicamente quando saltano gli schemi. Quando il risultato è sfavorevole, infatti, Improta torna a spingere, Rosina si smarca da compiti di natura tattica che lo sfiancano e lo depotenziano, gli attaccanti si piazzano in area e tutti partecipano alla manovra sopperendo a lacune organizzative con carattere, determinazione e senso di appartenenza.
Sul piano dell’impegno nulla si può rimproverare a questi ragazzi, ma ora è fondamentale battere la Pro Vercelli per non ritrovarsi a vivere il bimestre di fuoco con l’acqua alla gola. Chiudiamo con due riflessioni: 1)Bisognava aspettare gli infortuni per rispolverare Ronaldo? 2)Possibile che in questa squadra non ci sia un minimo di spazio per Laverone, Zito e Caccavallo? Ai posteri l’ardua sentenza…
Gaetano Ferraiuolo