La musica. Spesso l'unica a capire gli stati d'animo. L'unica che può rappresentarci realmente. Una forma di arte genuina. Arte che permette di esprimere sé stessi.
Già, con una semplice base musicale e un testo scritto si può dar vita a quelle che sono le nostre emozioni, i nostri pensieri. Una modalità di sfogo. Sfogo che conduce alla passione. Passione che, pian piano, diventa mestiere.
Marco Iantosca, 34enne di San Mango, ha fatto della passione un lavoro.
Cantautore irpino, sta cercando la strada giusta per riuscire a emergere. «Ho ereditato dai miei genitori l'amore per l'arte e la musica - racconta -. Mio padre suonava la fisarmonica. Mia madre dipingeva e scriveva poesie. Insomma, sono un figlio d'arte».
Eredità sfociata subito in voglia di fare. «Da bambino ho appreso i trucchi del mestiere da mio padre. Non ho frequentato scuole di musica. Tuttavia, avendo uno spiccato orecchio musicale, strimpellavo qualsiasi cosa avessi davanti - continua -. Crescendo è maturato anche il mio modo di fare musica».
Ebbene sì, Marco inizia a realizzarsi. «A 18 anni decisi di approfondire le mie doti. Iniziai a esibirmi dal vivo in varie feste di paese e locali. Nel frattempo, studiavo canto e chitarra. Il mio primo maestro fu Tony D'Alessio dei Guernica. Arrivato secondo a "X Factor" tre anni fa. E' stato un onore.», dichiara orgoglioso.
Gli anni passano. Le esigenze cambiano. Le aspettative crescono. «Con lo scorrere del tempo ho sentito l'esigenza di raccontare e raccontarmi scrivendo canzoni e non più eseguendo cover. Divento così un cantautore».
Determinazione. Grinta. Audacia. Orgoglio. Ambizione. Marco è pronto a tutto. Il suo obiettivo è pubblicare un album tutto suo. Ce la farà?
Anno 2012. Il cantautore ha contatti con lo studio "Sound Design" di Monteforte Irpino. «Iniziano le registrazioni del disco che uscirà a dicembre di quest'anno. Il titolo dell'album è "Nascosto dentro me". Ero emozionato all'idea di una pubblicazione tutta mia», dice.
Il titolo del disco è già per sé una storia. «"Nascosto dentro me c'è un mare che non sai". Un'allusione all'io interiore. Alle emozioni che tendiamo a celare. Un appello a chiunque ha paura di mostrarsi, partendo dalla mia di storia. Spero che chi ascolti la canzone, si possa immedesimare e ricevere un grande insegnamento. Dimostrarsi per quelli che si è. Farsi valere».
Purtroppo, a causa di una serie di inconvenienti, Marco ha la necessità di fermarsi per circa due anni. «Anche se ho avuto problemi, non mi sono dato per vinto. Arrendersi? Mai».
Ed è così che i due anni di apparente risposo si trasformano in anni di formazione. «Qualcosa la dovevo pur fare. Stare a casa senza far nulla, senza progredire, non mi andava proprio. Così mi sono dato da fare. Ho studiato, approfondito e viaggiato molto. Sono stato in Venezuela, terra d'origine dei miei genitori, dove a breve avrò un tour. Qui ho iniziato a suonare il cuatro (strumento sconosciuto in Italia) con l'aiuto di un bravissimo polistrumentista, Ronaldo Nunez», afferma.
2014. Ripresa. «L'esperienza accumulata miscelata alla pausa hanno generato in me più maturità e consapevolezza». A novembre è in atto un altro progetto. Una web serie. «"The Light Side of the Moon", scritta e interpretata da me ed Eraldo Ricciardi. Grazie a questa videoclip ho avuto maggiore visibilità. E maggiori soddisfazioni, ovvio».
Un nuovo modo di fare della buona musica. Così la definisce. «La web serie è una maniera diversa di veicolare la mia musica. I talent show non mi entusiasmavano. Le loro dinamiche non mi intrigavano. Ritengo che spesso ci siano artisti che con l'arte hanno ben poco a che fare. Così "The Light Side" nasce anche per fare satira. Sebbene sia una strada meno illuminata, ho deciso di proseguirla. Almeno è più personale. Dentro c'è Marco all'ennesima potenza», afferma.
Il trentaquattrenne dedica anima e corpo ai videoclip. aiutato da esperti in materia. «Lo sviluppo della storia è venuto spontaneo. Ciak dopo ciak - continua -. Ricordo ancora la prima ripresa. Dovemmo usare il green screen poiché si doveva rappresentare la luna e la sua luminosità (ecco spiegato il gioco di parole con "light")». Svariate sono le location delle riprese. «Dalla Campania al Venezuela. Il corso Vittorio Emanuele di Avellino è stato un ottimo scenario», conferma.
Il protagonista della storia cantata è "The Ayers". «Si parla di The Ayers, un cantante scomparso e delle sue ricerche. Con lo sviluppo di questa storia ho potuto inserire la mia musica, le mie canzoni e anche della satira - continua -. Vi starete chiedendo, perché la scelta di questo nome? Beh svariati sono i motivi. Innanzitutto, una decina di anni fa suonavo in un gruppo di nome "The Ayers". Inoltre, ho sempre avuto una profonda ammirazione verso uno straordinario artista inglese, Kevin Ayers», conferma.
Dunque, il 2016 è stato un anno proficuo. «Un anno indimenticabile a livello professionale. Grazie alla collaborazione con la Rebel Sound Italy, associazione culturale per la promozione di musica, ho conosciuto altri cantautori emergenti e ho potuto scrivere un ep (una via di mezzo tra singolo e album), per un altro artista. Dopodiché, ho firmato con la Trb Rec per l'uscita del mio nuovo album e in contemporanea sarà prodotto anche un videoclip, “La tua voce sulla pelle”, diretto da Maurizio Venturiero. Per non parlare dei live che ho fatto e farò in tutto il sud italiano - continua -. Anche se ho avuto quei due anni di pausa, ora sono risalito. Sono qua e più forte di prima. Fiero del mio operato. Ma con la consapevolezza che bisogna puntare sempre più in alto».
Marco ritiene necessario l'intervento di artisti emergenti in ambito musicale. Loro sono il futuro della musica, sostiene. «Penso sia importante dare una possibilità agli artisti che si buttano a capofitto nel proprio lavoro. Dare una chance a quegli artisti che regalano emozioni vere. E a oggi, donare emozioni è un vero dono. Un miracolo», puntualizza.
«Cantare per me non significa soltanto mettersi a nudo, bensì comunicare e mettere in circolo la mia vera natura. E' un percorso di liberazione dalle paure. Una possibilità di arrivare all'essenza. Credo che cantare sia la mia cura. Un modo per provare emozioni talvolta opposte, in contrasto tra loro. Rivivere ricordi, proiettandosi nel futuro. Questo spero lo facciate anche voi. Si esatto proprio voi. Voi che state leggendo. Il mio augurio è quello di potervi riscattare sempre nella vita. Di non fermarsi davanti al limite, all'ostacolo ma superarlo. Trovate quelle cose che vi fanno stare bene e fatene la vostra cura. Come la musica lo è per me».
Mariagrazia Mancuso*
Studentessa del Corso di giornalismo organizzato da Ottopagine nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro