Da un lato chi elogia questa società ritenendola "la migliore in assoluto della storia", dall'altro chi non ha perso occasione per beccare Lotito e Mezzaroma temendo che "le normative vigenti ci impediranno sempre di sognare la massima categoria". Salerno, dunque, in tema sportivo si divide sempre in due tronconi lasciandosi trasportare, talvolta, dagli umori del momento che non permettono di fare un'analisi più approfondita ed obiettiva. Alla nostra redazione, ogni giorno, arrivano centinaia di commenti dal contenuto diametralmente opposto: qualcuno, addirittura, auspica un cambio ai vertici rimpiangendo chi, non più tardi di 11 anni fa, era contestato anche quando passeggiava per strada. Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di Paolo, noto tifoso della Salernitana ormai da decenni abbonato al settore tribuna verde e innamoratissimo dei colori granata. Un messaggio, questo, rivolto soprattutto ai supporters più giovani e che, in questi mesi, hanno sovente criticato l'operato di Lotito e Mezzaroma dimenticando che la Salernitana era reduce da due fallimenti consecutivi. Ecco il contenuto della lettera che invitiamo a leggere con grande attenzione:
"Da piccolino ero tifoso della Juventus, poi ho visto la Salernitana e mi sono innamorato. Con orgoglio racconto a figli e nipoti le battaglie del Vestuti, quando gli spalti erano pieni a prescindere dalla classifica e dall'avversario di turno. Scendeva in campo la maglia granata e tanto bastava per emozionarsi, per lasciare a casa le famiglie, per acquistare il biglietto e per indossare con orgoglio la nostra inseparabile sciarpa. Altri tempi, altre generazioni. All'epoca non esistevano i social, amare la Salernitana era un atto identificativo che ci faceva sentire legati alla città d'appartenenza e alle nostre origini, quelle rare volte che non riuscivamo ad essere presenti sugli spalti a causa di impegni lavorativi quasi ci sentivamo in colpa e invidiavamo amici e colleghi che ammiravano dal vivo le gesta di Prati, Di Bartolomei, Scarnicci e tanti altri protagonisti della nostra storia. Oggi le cose sono cambiate, esistono quei tifosi da tastiera che creano malumori sui social e, magari, non vengono allo stadio da anni, riscoprendosi innamorati soltanto quando affrontiamo il Verona o l'Avellino.
Ho ascoltato dalla tribuna, che frequento regolarmente con un gruppo di amici, cori e fischi nei confronti di Lotito e Mezzaroma, due presidenti che l'intera Italia calcistica ci invidia a giusta ragione. Sia chiaro: averci salvato dal nulla non li rende incriticabili, ma come sempre dovrebbe prevalere l'equilibrio e non la critica pretestuosa che non serve a crescere. Chi, come me, ha visto 30 anni di serie C, due fallimenti, il dilettantismo e quei continui cambi ai vertici societari, oggi si gode una cadetteria riconquistata sul campo, con pieno merito e mettendo in bacheca due coppe che non saranno la Champions, ma che comunque sono l'icona della nostra rinascita. Piaccia o no, nessun altro imprenditore sarebbe riuscito a compiere questo miracolo sportivo e dare per scontato le vittorie in D o in Seconda Divisione significa peccare di presunzione,
Realtà più prestigiose di Salerno- che, lo ricordo, è stata in A solo per due volte- vivacchiano ancora tra Lega Pro e quarta serie, eppure non si respira questo clima di malumore e di pessimismo cosmico. Se la Salernitana vince o acquista un top player è atto dovuto, se perde o non si rinforza si chiede la testa dei presidenti: è davvero così che vogliamo costruire un grande progetto? Esistesse una macchina del tempo, porterei con me tanti giovani per fargli vivere quelle annate fallimentari, su quegli spalti del Vestuti sempre pieni anche quando non si giocavamo niente. Oggi lo stadio è una moda, prima era passione, senso di appartenenza, orgoglio e amore incondizionato: nessuno pretendeva la serie A, nessuno contestava un presidente che ci aveva fatto vincere. Io mi tengo stretto Lotito e Mezzaroma, li ringrazio per tutto quello che hanno fatto, li invito a credere in chi, dalla D ad oggi, non li ha mai abbandonati rappresentando davvero il dodicesimo uomo. Non i 22mila dei derby o di Salernitana-Verona, ma i 4000 di Salerno Calcio-Boville, di Salernitana-Campobasso o i 25 delle trasferte sarde in quinta serie.
Loro sono la forza della Salernitana, loro hanno diritto di criticare, loro sanno godersi questa serie B che ci è mancata tanto e che rappresenta un patrimonio inestimabile. Non siamo maturi per la A, non ancora: nel 1999 è successo praticamente di tutto, piangiamo ancora la scomparsa di quattro ragazzi e riecheggia nelle mie orecchie il rumore assordante di una bomba esplosa durante una partita europea, senza dimenticare le aggresioni ai tesserati e quell'arrivo tardivo di Oddo che valse la retrocessione. Dobbiamo crescere e, per farlo, occorre avere memoria storica: ma non si diceva che bastava riprendere il cavalluccio per garantire sostegno incondizionato? E' vero, la Salernitana siamo noi: non i 22mila che cantano "siamo sempre con voi" e poi protestano, ma quegli innamorati a prescindere a cui basta vedere la maglia granata in campo per emozionarsi e piangere di gioia. Sosteniamo questa società prima che sia troppo tardi, ancor più dopo le note vicende giudiziarie di cui hanno parlato i giornali negli ultim giorni: se poi preferiamo l'avventuriero che ci porta in A, ma che fallisce pochi mesi dopo..."
Gaetano Ferraiuolo